Recensioni della Giuria per la V edizione del Concorso

Alla luce della luna di fedenow
Farò più attenzione la prossima volta di Jane Gallagher
Hermione Weasley di VeryHermy
Il dramma di una donna di Ladyhawke
Non può più parlare di Ranessa
The end di Miss Prongs
Una sorella, una Black di rik
Unsaid Words di Memory

Piccoli maghi crescono: l’era dei Malandrini. di Minerva74

Alla luce della luna di fedenow

Angelina J

La scelta della citazione, e di conseguenza lo sviluppo della trama, sono davvero originali.

La storia è ben scritta, inizia quasi in sordina, per poi crescere sempre di più in intensità e culminare in un finale molto triste. Ben caratterizzati entrambi i protagonisti, con Ginny che, nonostante la situazione, continua a mostrare il suo bel caratterino, e Draco non è da meno. Lo stile è buono, come la punteggiatura; hai descritto bene sia gli ambienti che le emozioni di tutti i personaggi, anche quelle dei cattivi. Nel complesso una buona fanfiction.

CharlotteDoyle

Questa fanfiction parla di un amore tragico al tempo della guerra attraverso la narrazione dei suoi momenti cruciali. Sebbene non ci siano problemi a livello di trama, mi riesce difficile credere alla storia, ai personaggi: scene, dialoghi e digressioni del narratore rendono infatti, a mio parere, un’immagine molto idealizzata, ancora fatta più di parole che di concretezza. Senz’altro è il tipo di impostazione del racconto che mi sta un po’ stretta, ma ho l’impressione che molte espressioni particolarmente taglienti (il modo in cui Draco descrive le sue mansioni, ad esempio) puntino a stupire il lettore per la loro crudezza: di questa crudezza, però, c’è solo la descrizione, non si riesce mai a tangere. L’amore tra Draco e Ginny sa più di leggenda che di una relazione realmente calata in quell’ambiente: ecco, idealizzato, distante. Tanti problemi, complessi stati d’animo, che vengono come oscurati con l’aiuto di alcune espressioni evanescenti (”senso dell’esistenza”, “voglia di amare”). Anche l’utilizzo della citazione all’interno del racconto, a mio parere, semplifica un po’ troppo le cose: vorrebbe dire tanto, ma ha poco materiale a disposizione. Secondo me c’è bisogno di un maggiore realismo, anche volendo andare a disegnare una storia che senz’altro non troverebbe realizzazione nella nostra (o nella potteriana) realtà. Senza volere per forza dimezzare il dramma, piuttosto puntando più sulle caratterizzazioni e sulle gradazioni che stanno tra il bianco e nero: se sia Draco che Ginny sono esseri dilaniati dalla guerra, entrambi continuano comunque ad avere un carattere, possibilmente ammorbidito, ridimensionato, oppure portato agli estremi, ma che difficilmente rimane così netto durante certi eventi: contradditorietà, conflitto, non tutto accade perché accade, c’è molto di più, ed è questo che va narrato.

Diletta

L’indecisione mi assale :D. Mi sento un po’ tiepida nei confronti di questa fanfiction anche se le ho dato un buon voto; in definitiva la tua storia ha molti pregi ma anche qualcosa che non mi soddisfa del tutto.

I pregi sono i soliti. Quello più grande per me è lo stile: ricercato, raffinato, aggiunge molte sfumature alla storia che è già di per sé un po’ sospesa e dai contorni non ben delineati.

Il personaggio di Draco è ben caratterizzato; gli altri appaiono un po’ come fantasmi sulla scena ma credo che questo sia proprio l’effetto che cercavi di ottenere.

D’altra parte, Draco sembra un po’… matto e fuori dal personaggio; e non sempre i contorni non delineati in una storia sono qualcosa di positivo. La relazione tra Draco e Ginny, ad esempio, è molto confusa ma dietro questa confusione non c’è un significato più profondo, o, se c’è, non sono sicura di averlo compreso.

Inoltre ho trovato un po’ fastidiosi i continui cambi di tempi verbali, per quanto possano essere stati voluti; allo stesso modo non mi è piaciuto l’alternarsi di prima e terza persona (era una vera e propria terza persona, oppure Draco stesso che parlava di sé come quel montato di Giulio Cesare?). Le varie scene che compongono la fanfiction non sono ben collegate – o meglio, non sono collegate affatto – tra di loro, ed usare la tecnica del flashback per una sola ora non ha molto senso.

Per quanto riguarda la citazione, fa sicuramente il suo effetto, ma ad essere sinceri non capisco del tutto quale sia la sua funzione all’interno della storia e perché quella frase sia così importante non solo per Draco ma anche per Ginny. Le risate di Draco mentre Ginny urla “LA LUNA NON PORTA RANCORE!” mi hanno definitivamente spiazzata ed ho concluso la lettura della fanfiction con un solo pensiero in mente: “… eeeh?”.

In conclusione, il mio giudizio (e di conseguenza il mio voto) alla tua storia è un po’ sospeso. Come ho già scritto, ne ho apprezzato molti elementi, trovandone fastidiosi altri e non capendo il resto. Se volessi illuminarmi, sarei molto felice di ascoltarti : )

Elenie Estel

Trama

Sindrome di Stoccolma. Un classico, anzi di più. Diceva qualcuno sul forum che su un fenomeno così affascinante non si può non scrivere. Ma ormai un racconto del genere non viene giudicato molto originale. Quello che salva questa fanfiction dalla banalità è l’idea di un Draco scontento di sé, che non è carnefice e custode per scelta, che è consapevole di non avere più, e forse di non avere mai avuto, altre possibilità.

Caratterizzazione

Il personaggio di Draco è quello più tipico del fanon post-HBP. L’ombra di quello che era, un ragazzo distrutto, la cui vita è ormai completamente governata da altri senza che lui possa fare più niente, e che casca ai piedi dell’unico essere vivente tra quelli con cui è a contatto che non ha potere su di lui.

Ginny è appena abbozzata nel suo dolore, ma è più l’oggetto dell’amore di Draco che non un soggetto dotato di emozioni e vita proprie.

Voldemort è quello che, secondo me, è compreso meglio. Tutta la cattiveria e il sadismo che dimostra rendono il finale un altro dei punti di forza della storia.

Stile

La struttura tripartita è abbastanza efficace, ma credo che la storia avrebbe potuto dare molto di più se sviluppata in modo più ampio. Alcuni passaggi risultano un po’ oscuri, e la narrazione, purtroppo, a volte si inceppa. Peccato, perché lo spunto era molto buono.

Kimber

Penso sia la ff su cui sono più combattuta. Perché, soggettivamente, mi ha commossa (mi sono proprio messa a piangere, e ho trovato raramente ff che mi facessero piangere) ma, oggettivamente, ha diverse mancanze strutturali e stilistiche, personaggi spesso talmente deboli da non capire se siano IC o OOC, collocazione della storia ambigua. Probabilmente sono anche di parte perché amo le Draco/Ginny, ma ad ogni modo direi che se quello che volevi rendere era un certo stato emotivo, hai colto nel segno. Su tutto il resto però sarebbe stato il caso di lavorare di più.

Kit_05

L’aspetto migliore di questa one shot è sicuramente la capacità evocativa che porta con sé. A parte alcuni vocaboli che ho trovato leggermente fuori tono rispetto al tono scelto per la narrazione, il linguaggio usato riesce a trasmettere in maniera efficace e quasi aulica la drammaticità della situazione.

La storia è probabilmente volutamente sospesa, con un ricco immaginario ma pochissime spiegazioni dei fatti, e per quanto questa scelta aiuti a sottolineare ancora più l’alone di mistero e pazzia, rischia anche di far perdere la concentrazione sul racconto stesso lasciando troppi “perché” senza risposta.

Tuttavia nonostante questi dubbi, ciò che ha penalizzato maggiormente il mio giudizio su questa one shot è indubbiamente la confusione nei tempi verbali nell’ultima parte, dove passi dal passato remoto a quello prossimo al presente all’interno delle stesse frasi e degli stessi paragrafi.

Attenta a questo errore nella consecutio temporum che va pesantemente ad inficiare un lavoro altrimenti originali e tutto sommato piacevole.

Serena89

Una Draco-centered fiction piuttosto comune, in cui il nostro protagonista riflette sull’ovvio complesso esistenziale dell’essere un Malfoy. Argomento trito e ritrito; nel complesso, la trovo una storia eccessivamente retorica, troppo carica nella prima parte di espressioni angosciose che non riescono mai realmente ad angosciare il lettore

Uccidere, ferire, tradire, umiliare sono i precetti del buon Mangiamorte. E questo devo essere. E questo sono.

Non presenta nessun nuovo punto di vista sull’essenza di un mangiamorte, sui doveri di un Malfoy o circa il travaglio emozionale di Draco.

Per quanto concerne il passo flash-back, è forse troppo ripetitivo: in questo caso, però, ritengo che si tratti di un effetto ricercato e voluto dall’autrice, che, in questo modo, avrà inteso sottolineare la confusione, l’astrazione, la sorpresa dei protagonisti di fronte alla morte; il loro essere troppo scossi per potersi concentrare eccessivamente sulla conversazione.

Personalmente, pur essendo una fan della ship, ritengo che la supposta vena di romance che l’autrice ha deciso di costringere nella storia sia oltremodo superflua e fuori luogo. Affrettata, troppo poco curata, e, in un certo senso, disturbante.

I dialoghi mancano di spontaneità, non sono abbastanza scorrevoli e a volte un po’ gonfiati, esagerati. La via più diretta, per giungere al cuore di un lettore, è spesso la semplicità.

“Devi ucciderla! Mi hai sentito? Ucciderla!”

E, onestamente, non ho apprezzato la sovraddose di ” La luna non porta rancore”.
Il finale è troppo poco incisivo e affrettato. Ancora una volta, perdonatemi, ma consiglio all’autrice di revisionare la storia, e magari dilatare i tempi di narrazione.

Farò più attenzione la prossima volta di Jane Gallagher

Angelina J

La storia è decisamente ben strutturata, la narrazione continua e scorrevole. Hai adattato molto bene la citazione che hai scelto al contesto di Harry Potter, inserendo le vicende della protagonista in un quadro più ampio,coinvolgendo anche l’episodio della fuga da casa di Sirius, con relativo malumore di Regulus. Hai descritto ambienti, atteggiamenti e pensieri in maniera molto precisa, ma non pesante e noiosa; inoltre hai ben caratterizzato la filosofia dei Corvonero attraverso il pensiero della protagonista. Mi è piaciuta molto l’idea di suddividere il tutto nei vari momenti della giornata, aiuta a spezzare la narrazione, che altrimenti avrebbe rischiato di essere un po’ troppo “densa”. Lo stile è scorrevole, con una buona punteggiatura.

CharlotteDoyle

Buono, buono, buono. Il primo perché si valorizza il canon, ampliandolo senza strafare, il secondo perchè la presenza delle vicende dei personaggi canon è funzionale alla trama, il terzo perchè la protagonista è un personaggio originale ben caratterizzato e ben inserito nel contesto. Devo dirti la verità, all’inizio la tua descrizione della Casa di Corvonero, con le sue regole non scritte, non mi ha convinto moltissimo; una certa affermazione (”Ingraziarsi i professori, scavalcare i compagni o usarli per i propri scopi senza che questi se ne avvedano è perfettamente normale, e nessuno a Corvonero lo considera un reato.”) mi ha lasciato un po’ perplessa: i Corvonero non puntavano sull’intelligenza più che sulla furbizia? Quella non era prerogativa dei Serpeverde? A parte questo, però, mi sono convinta che tu abbia colto il lato oscuro della Casa, quello che vuole mantenere una certa immagine di sè (non tanto per rivaleggiare i Serpeverde, ma i Grifondoro!); da qui, le ragioni del tuo personaggio non possono che risultare più che comprensibili. Ora più che mai io le comprendo, poichè hai mostrato con diverse scene come la vita in comune in un certo ambiente possa risultare “un inferno” per chi, come la tua protagonista, il più delle volte si sente fuori dal coro, e come sia necessario rientrare nei ranghi, almeno in apparenza, per riuscire a sopravvivere. La protagonista se ne rende conto confrontandosi con la vicenda di Regulus, intrusione che ti è riuscita bene: ha preso lo spazio di cui necessitava, non di più; come dicevo prima, facendo questo hai arricchito sia la tua storia che la nostra visione del rapporto canon tra Sirius e Regulus (di cui sappiamo ben poco). In generale, l’ho trovata molto realistica e molto gradevole; i miei complimenti.

Diletta

Bravissima Jane Gallagher: la tua fanfiction è fantastica sotto tutti i punti di vista e se dipendesse solo da me sarebbe di certo tra le candidate al primo posto.

Il tuo stile è l’ideale per una one-shot un po’ lunghetta e sostanzialmente narrativa: senza snobismi e termini ricercati, ma con una sua efficace perfezione formale e vivacità; la fanfiction scorre piacevolmente. La vicenda è semplice: una giornata ad Hogwarts vista attraverso gli occhi di un personaggio originale afflitto dai suoi piccoli ma grandi problemi. E’ proprio dal tuo personaggio originale che voglio partire; ho apprezzato molto Erin. E’ ben lontana dall’essere una Mary-Sue e ci presenta la Casa di Corvonero e Hogwarts in generale come pochi hanno fatto fino ad ora. Nei libri, Corvonero è la Casa dell’intelligenza ed ragazzi che appartengono ad essa sono ottimi studenti. La Corvonero di Erin è la versione estrema, degenerata di quella rowlinghiana: i suoi studenti non sono ottimi, di più; sono estremamente competitivi e pronti a qualunque cosa pur di avere voti brillanti, anche a leccare i piedi ai professori, ad essere opportunisti e maligni. Sembra un po’ di essere a Serpeverde, ma devo dire che la tua interpretazione è molto più credibile e logica: è così che va nel mondo reale, ma nell’universo tutto peace&love della Rowling per questo non c’è spazio (con la dovuta eccezione del personaggio di Marietta, che per la cronaca io adoro). Erin è un po’ la good Sly… ehm, la good Ravenclaw della situazione, l’unica sana di mente che però allo stesso tempo dimostra di essere una degna studentessa della sua Casa.

E, come la tua Corvonero è la degenerazione, in senso positivo, della Casa originale, così l’intera Hogwarts assume toni un po’ più dark: è tutto fuorché una seconda casa per Erin, che addirittura trova rassicurante e necessario il contatto coi Babbani (la corrispondenza segreta, la crema per le mani). Per la protagonista Hogwarts è una giungla in cui non bisogna fidarsi degli altri per sopravvivere e mantenere sempre alte le proprie difese: anche un problema minimo come l’essersi addormentata sui libri diventa per lei fonte di grande preoccupazione; la sua angoscia però non ha un sapore isterico-adolescenziale, ma sembra quella di un adulto che si preoccupa delle conseguenze di un errore in un mondo in cui è duro vivere.

E’ questo, secondo il mio parere, il più grande pregio del tuo lavoro. Hai delineato un personaggio con grande attenzione ed originalità, attraverso cui mostrare al lettore una Hogwarts e una Corvonero diverse dal solito. L’ambientazione cronologica che hai scelto ti aiuta: la Hogwarts dei Malandrini era di sicuro diversa da quella che noi conosciamo attraverso i libri, e quindi la tua interpretazione non contrasta affatto con le caratteristiche canoniche della Scuola.

Tassorosso non è nominata, e nemmeno Serpeverde se non attraverso Regulus (di cui però parlerò dopo); interessante invece come Grifondoro sia del tutto screditata, per una volta, non da Serpeverde, ma da Corvonero che è solitamente la Casa più vicina e più partecipe delle battaglie e degli ideali di Grifondoro. Simpaticissima l’apparizione di Lily e James come i protagonisti della cronaca rosa scolastica!

Complimenti anche per Regulus, molto ben caratterizzato. Mi è sembrato proprio lui il più maturo tra i due fratelli, che non oppone muro contro muro ma cerca l’incontro pur sapendo che ne potrebbe uscire scottato. In questo dimostra un’umanità che non è comune ai Mangiamorte, ma visti gli sviluppi che il suo personaggio ha in DH, gli si addice bene. Hai delineato Regulus proprio come lo immagino io: non un eroe, ma un ragazzo che sceglie di diventare un Mangiamorte più o meno con la stessa disposizione d’animo di Draco Malfoy, e che poi avrà il coraggio di pentirsene.

La citazione si adatta bene sia ad Erin, a un livello più superficiale e letterale, che a Regulus, che però scoprirà che bisognerebbe fare più attenzione solo negli ultimi mesi di vita.

Complimenti vivissimi.

Elenie Estel

Trama

Per quanto prevalentemente introspettiva, la fic scorre abbastanza piacevolmente, scandita dallo scorrere del tempo. L’intreccio in sé è abbastanza semplice e si segue con facilità. L’inizio può risultare un po’ oscuro, ma si riprende benissimo procedendo nella lettura.

Caratterizzazione

Secondo me è il punto di forza della storia. Niente da dire sulla protagonista, una sorta di macchina da presa che registra senza peli sulla lingua i dettagli più nascosti dell’ambiente in cui vive, perfettamente realistico e non usuale (non si parla quasi mai di Corvonero e Tassorosso…).

Regulus è un po’ azzardato, ma molto reale. I suoi sentimenti e la sua voglia di rivalsa sono assolutamente credibili, anche se forse si potrebbe approfondire il suo strano rapporto con la protagonista.

Mirtilla è Mirtilla, e sfido chiunque a contraddirmi.

Stile

Scorrevole in generale, abbastanza piacevole. A volte un po’ opprimente nelle descrizioni. La disillusione della protagonista è trasmessa interamente al lettore.

Kimber

Bellissima fanfiction, i miei complimenti! Personaggi forti e ben caratterizzati (in particolare, bellissimo lavoro sulla protagonista), stile scorrevole, piacevole e senza scivoloni di sorta; struttura ben congegnata in cui ogni passaggio, ogni considerazione e ogni battuta sono perfettamente disposti e calcolati. Storia intelligente, meravigliosa resa della psicologia Corvonero e interessante immagine del rapporto Regulus-Sirius. Questa va decisamente tra i miei preferiti. (:

Ancora complimenti!

Kit_05

One shot molto interessante e sicuramente originale, specialmente per il punto di vista adottato.

Ho molto apprezzato la scelta di introdurre il rapporto tra Sirius e Regulus tramite il punto di vista insolito di un personaggio esterno. Il veloce sguardo che si posa sulla relazione tra i due fratelli Black non viene quindi dissertato in maniera approfondita, ma risulta comunque particolarmente efficace: poche frasi, poche battute scelte, una fotografia che riesce a valorizzare il rapporto senza lasciare dubbi o punti in sospeso.

Questa versione della Casa di Corvonero mi ha lasciato leggermente spiazzata, essendo molto lontana dal mio modo di vedere i comportamenti all’interno di quella Casa, ma risulta comunque coerente e consistente all’interno del racconto. E se i rapporti conflittuali tra le varie Case appaiono piuttosto estremizzati rispetto a quando non appaiono nei libri della Rowling, questa presa di posizione non inficia la qualità della storia.

L’unico vero appunto che mi sento di muovere è su una certa staticità iniziale: il ritmo e il brio della prima parte di questa shot è infatti piuttosto lento, per poi riprendersi brillantemente nella seconda metà.

Infine, ho trovato ben azzeccata la citazione scelta e convincente il suo legame con il racconto stesso.

Serena89

Forse la fan fiction più originale del concorso, l’unica che sia riuscita a mescolare sentimenti e scenari contrastanti, rendendo comunque credibile il racconto della protagonista, costruendo un personaggio completo e lasciandocelo conoscere poco a poco, senza appesantimenti di sorta.

A tratti comica, razionale, malinconica, triste, lucida e confusa allo stesso tempo, ricrea perfettamente lo stato d’animo dei personaggi, l’ambiente in cui si sviluppa il racconto in maniera credibile, traendo il lettore all’interno della scena.

La protagonista mostra una visione lucida e ben articolata della scuola e delle sue tacite regole, dei rapporti tra i ragazzi, della vita ad Hogwarts, utilizzando un punto di vista personale ma mai fuori dagli schemi.

La sotto-storia di Regulus è trattata in maniera molto particolare, delicata e precisa al tempo stesso, riuscendo a mantenersi distaccata eppure interessata.

In definitiva, una fan fiction molto lavorata e magistralmente scritta, piacevole da leggere, scorrevole, un piccolo gioiello che ti riscalda la giornata.

Hermione Weasley di VeryHermy

Angelina J

Mi piace molto la citazione che hai scelto e come hai deciso di svilupparla. L’inizio è ben delineato e chiaro, andando avanti con la lettura, però, la narrazione si fa un po’ confusionaria e non si capisce molto bene chi stia parlando e di cosa… si può solo immaginare;se devo trovare un punto debole a questa storia è proprio qui, in un finale un po’ troppo confuso e poco definito. Per il resto lo stile è buono, ricco e vario, la lettura non è assolutamente lenta, anzi, nella parte iniziale è molto briosa. La caratterizzazione di Hermione che scrive, all’inizio della storia, è buona, soprattutto quando parla di Ron.

Nell’insieme una buona storia, peccato solo per quel po’ di confusione.

CharlotteDoyle

L’idea c’è, ma secondo me il risultato non soddisfa il lettore, e spiego perché: per buona parte della storia non conosciamo la vera identità del personaggio che parla in prima persona, o meglio: pensiamo di conoscerlo, ma qualcosa (più di qualcosa) non quadra. Si presenta come Hermione, ma non è Hermione. E’ sua figlia. Questo lo vengo a scoprire, come lettore, alla fine, ma nel frattempo mi ritrovo a non aver apprezzato la caratterizzazione: sin dall’inizio mi è riuscito difficile credere che lei fosse il personaggio originale della Rowling e non qualcun altro, per via del modo in cui si esprime, “il mio Rosso” e tutto il resto, molto lontano dal modo in cui conosciamo (o almeno, io conosco) l’Hermione Granger dei libri. Qui verrebbe da dire: così tante coincidenze (tante!), non ci si può aspettare che collida anche il carattere! E’ vero, ma in questo caso la narrazione più che spingere a domande sulla vera identità del personaggio si perde in giri dove lo stesso viene esposto con tutta la sua personalità senza che il lettore possa interessarsene. E’ per questo che secondo me la storia avrebbe dovuto essere impostata in maniera diversa, puntando meno sulla sorpresa finale; è la storia dell’orfano del protagonista (in questo caso, di uno dei co-protagonisti) che ha bisogno di rinnovamento, nello scoprirla non c’è più gusto, soprattutto per via dei risvolti sentimentali, troppo spesso troppo drammatici, troppo spesso più utili all’effetto magone che alla costruzione di un background solido, che invece alla fine risulta molto slegato dalla serie di appartenenza. Questo non significa che la storia sia immediatamente cattiva: piuttosto, credo che richieda maggiore lavorazione, sia che la si voglia lasciare impostata come è ora sia che la si voglia reinventare. (E se ne può parlare molto.)

Diletta

Sono abbastanza insoddisfatta da questo lavoro.

Sul piano formale e sintattico va tutto bene, ed anche con la citazione non ci sono problemi, si adatta bene alla storia nonostante – come ho già detto riguardo a qualche altra fanfiction – sia abbastanza facile adattare le riflessioni di un personaggio a una qualsiasi citazione.

Il meccanismo che tu usi per tenere vivo l’interesse del lettore è il mistero sul personaggio principale. Quando ho letto il titolo della tua fanfiction ho subito pensato “okay, è la figlia, a meno che Hermione non sia estremamente fuori dal personaggio e usi il cognome del marito”; poi il personaggio specifica la data del suo compleanno ed ho pensato “ah, no, è proprio lei” per poi ricredermi all’accenno alla “silenziosa popolarità”. Quando si inizia a parlare di Ron ho pensato di nuovo che la protagonista fosse Hermione Granger, ma quell’ “in fondo lui è l’uomo della mia vita (almeno per il momento… :))” mi ha messo in allarme (però ammetto di aver pensato “magari sono una coppia aperta”) (a proposito, niente faccine nelle fanfiction!). Ho letto la descrizione delle coccole a letto ed ho pensato ad Hermione senior, la cui madre però non ha vinto nessuna guerra e quindi ho dovuto cambiare di nuovo idea. Le parole incise sulla lapide hanno finalmente sciolto i miei dubbi amletici, lasciandomi un po’ perplessa di fronte alla forzata coincidenza: la nascita di Hermione senior, la nascita di Hermione junior e la morte di Hermione senior sono avvenute nello stesso giorno. Che sfiga.

In ogni modo, ti ho descritto le mie congetture per farti notare che la tecnica del mistero sul personaggio principale funziona eccome. Anche troppo, in maniera abbastanza fastidiosa. Due campanelli d’allarme hanno suonato insistentemente nella mia testa: il campanello “Mary-Sue” ed il campanello “Cento Vetrine”. Il primo riguarda principalmente il rapporto idilliaco che Hermione jr. sembra avere con suo padre. E’ un rapporto irreale che di certo non beneficia alla fanfiction: se non ci sono problemi non c’è neanche la storia – o comunque devi essere molto bravo per scrivere bene una storia senza problemi, se capisci cosa intendo. A dirla tutta, è un rapporto anche un po’ inquietante: Hermione jr. descrive il padre ed i momenti in cui stanno insieme come una donna potrebbe descrivere suo marito, tant’è che mentre leggevo questa parte ero sicurissima che a parlare fosse Hermione senior.

La protagonista del tuo lavoro è un personaggio originale che tra l’altro parla di eventi non coperti cronologicamente dal canon pre-DH, quindi non posso obiettare altro. Le perplessità che ti ho esposto sopra però ti dovrebbero bastare per capire perché non ho apprezzato il tuo lavoro. Farai meglio la prossima volta : )

Elenie Estel

Trama e caratterizzazione

Mai la dicitura “Sorpresa” è stata tanto azzeccata! In un’edizione del concorso che vede la tragedia dominare indiscussa questa storia risulta comunque straziante. E pensare che ormai pensavo che più niente mi potesse smuovere. Questa data autunnale che fa da sfondo al più lieto e al più triste dei giorni, la ritrasposizione di un dramma che sa di vero, di già vissuto, visto da chi più ne ha sofferto, dagli occhi di chi vive pienamente questa ambiguità.

E la figura di Ron, dolce come mai, che si prende cura di una figlia che non ha potuto fare a meno di chiamare come la tanto amata madre, chiude l’anello della famiglia spezzata.

Stile

L’unica pecca di questa storia è un lievissimo scivolone verso il patetico, forse un po’ più di equilibrio non sarebbe stato male. Per il resto il punto di vista di Hermione (Weasley) è reso molto bene. Anche se il suo punto di vista della bambina, che più bambina non è, è un po’… malsano. A diciannove anni, nonostante i traumi infantili, è stano un rapporto del genere con il proprio padre.

Kimber

A parte il fatto che non capisco perché sia così diffusa la scelta della forma-diario che, ripeterò per la trecentesima volta, è sempre una brutta bestia, la fanfiction non mi ha convinto.

Hermione non è OOC, questo è evidente, ma non è nemmeno totalmente IC: non credo sarebbe stato questo il suo modo di raccontare i fatti (che lasciano, comunque, un po’ perplessi); non mi sembra da lei, per quanto in love, chiamare Ron “il mio Rosso”; in certi punti è troppo affettata, e lo stacco tra prima e seconda parte mi lascia francamente perplessa. Quella che avrebbe dovuto essere una confessione, o quantomeno uno sfogo, risulta invece un insieme caotico di pensieri in cui, ad un certo punto, non si riesce bene ad orientarsi.

Non riesco a dare un giudizio più dettagliato, trovo comunque che sarebbe stato utile un approfondito lavoro di riscrittura del testo, considerato che l’idea di per sé poteva sfociare in uno scritto interessante invece di restare alquanto fumosa e appesa a un tentativo di commuovere non del tutto riuscito.

Kit_05

One shot a forma di pagina di diario che ho fatto piuttosto fatica a valutare.

Il lessico e la forma sono buoni (attenta a non esagerare con i puntini di sospensione; se è vero che in un’informale pagina di diario non siano completamente fuori posto, alcuni di quelli usati non sono strettamente necessari), l’idea e il finale a sorpresa anche.

Da cosa nascono quindi i miei dubbi?

Se a posteriori diventa tutto molto chiaro sul perché di alcune scelte e delle incoerenze con l’Hermione che conosciamo tutti, durante la prima lettura questi elementi distraggono notevolmente dall’immergersi completamente nella storia stessa e nell’apprezzare quindi in pieno il colpo di scena finale. Sarebbe stato notevolmente più efficace se non ci fossero state queste incoerenze, permettendo una più profonda identificazione della voce narrante del racconto con quella di Hermione Granger.

Infine, la citazione scelta mi è parsa solo superficialmente legata al racconto stesso, forse proprio per quel senso di poca identificazione a cui ho fatto precedentemente riferimento.

Serena89

La prima parte della storia, benchè a tratti simpatica, è tutto sommato infantile, non troppo scorrevole, a tratti ripetitiva e poco accattivante. Sembra quasi di leggere il diario di una dodicenne non troppo interessante, frammentaria e sdolcinata.

Se nella seconda parte l’autrice sembra mostrare una maggiore maturità, la storia appare ancora acerba, come se necessitasse di essere riveduta, rifinita.
Il finale, che vorrebbe essere d’effetto, non riesce nel suo intento: nel complesso, la storia non ti trasporta, non ti rapisce, non crea in te il bisogno di giungere alla fine del tunnel e scoprire una verità che non era poi tanto celata. Persino la drammaticità dell’evento non ti tocca abbastanza da commuoverti, se non fosse per l’ultima scena, l’unica che riesce a manifestarsi in maniera naturale e viva agli occhi del lettore: la mano che si appoggia al vetro, l’alone che si crea al contatto di una mano calda su una superficie ghiacciata, il riflesso di un uomo distrutto e rinato, di un giorno in cui dramma e gioia si sovrappongono e si mescolano…forse l’unica parte davvero ispirata della storia. Consiglierei all’autrice di lavorarci ancora su; magari potrebbe trasformarsi anche in una storia che vale la pena di leggere.

Il dramma di una donna di Ladyhawke

Angelina J

Un episodio davvero divertente; hai scelto una citazione non difficile da sviluppare, a mio avviso, ma sei riuscita a farlo molto bene. La caratterizzazione della McGranitt è davvero riuscita, sei stata brava anche perchè nei libri di JKR non troviamo mai una Minerva in queste condizioni e sei stata capace di non uscire dal carattere peculiare della donna. Anche Lupin l’hai descritto molto bene, è un personaggio che si presta molto al ruolo di ascoltatore e hai gestito molto bene la sua “fuga”. Lo stile è molto brillante e la narrazione veloce, decisamente adatto al contenuto della storia. Buono il finale, con le considerazioni di Remus sul fatto che sia meglio, comunque, avere a che fare con un uomo burbero piuttosto che con una donna inferocita, molto divertente!

CharlotteDoyle

La narrazione risulta molto divertente per via dello stile, che non esagera con note stridenti e che per il più accompagna il racconto rendendosi invisibile. La vicenda, per quanto si tratti di una sola conversazione, risulta esilarante, e tuttavia credibile; abbiamo imparato a conoscere la McGranitt come una donna che tiene molto ai suoi studenti e (forse) ancora di più alla scuola come sua professione (o vocazione). Remus non è solo il malcapitato di turno, l’ascoltatore che deve subirsi gli sfoghi dell’insegnante, ma il suo punto di vista emerge all’occasione (sia parlando del suo passato di Malandrino, sia, per esempio, sentendosi a disagio quando la McGranitt blatera su come Silente abbia questa mania di “accogliere tutti a braccia aperte”) dimostrandosi in character. L’unica cosa che posso farti notare è che forse il brodo è stato allungato un po’ troppo (abbiamo finito per tirare fuori tutti gli elementi della “follia Cooman” dal libro, e non erano pochi), e quindi a un certo punto il monologo di McG, soprattutto perché così frequentamente intermezzato dai pensieri di Lupin, perde un po’ il ritmo. Era necessaria un po’ più di compattezza, ma per il resto un buon lavoro.

Diletta

Un solo commento: bwahahahahah!

E io che, dal titolo, mi aspettavo una fanfiction angst, magari anche un po’ noiosa… povera illusa – anche se ho iniziato a capire qualcosa in più una volta letta la citazione a cui ti sei ispirata, una delle mie preferite tra quelle proposte. Ottimo lavoro, dunque! E’ stata una lettura davvero piacevolissima e mi ha fatto sorridere più di una volta.

Ti faccio la stessa domanda che ho fatto ad altri autori: il lavoro è stato betato? Ho scovato qualche errore di poco conto che riporto qui per amor di cronaca: “… ma almeno assumi una persona valida!” è un’espressione colloquiale ma non correttissima; “Se penso al fior fiore di Curriculum che avevo dovuto consegnare io.”; “… è commuovente avvicinarsi alla passione di un’ava”; “… chiedendosi se nella sua valigia aveva qualcosa contro il mal di testa”. Ovviamente queste poche cose non hanno influenzato il mio giudizio né – se ti interessa saperlo ^_^ - il mio voto.

I personaggi sono fantastici. L’idea di riferire la citazione a Minerva è semplicemente geniale (io mi sarei limitata ad una banale Hermione o al massimo a Molly Weasley) ed il monologo con cui si vendica è ben scritto e molto comico, a partire dal “Buongiorno un corno!” che, detto da lei e contrapposto alla tranquilla cordialità di Remus, mi fa morire dal ridere. Nel tuo lavoro non ci sono i primi famosi “cinque minuti di calma” che dovrebbero servire al lettore per ambientarsi, ma veniamo subito catapultati nella drammaticità della situazione insieme al povero Remmie. Remmie, il mio personaggio preferito, che per una volta non vediamo coi capelli bianchi o afflitto da problemi esistenziali, ma alle prese con una situazione di cui non si riesce a liberare (porello, immagino che abbia avuto molti problemi del genere con Tonks!) ma di cui intuisce il lato comico. E’ azzeccata l’idea di descrivere tutta la situazione dal suo punto di vista di persona tendenzialmente tranquilla e mediatrice.

Ovviamente sia Minerva che Remus sono molto IC; mi ha fatto sorridere la vena di pietà/commiserazione che Minerva sembra già provare nei confronti di Sibilla e che invece nei libri viene fuori solo quando la Cooman viene licenziata nell’Ordine Della Fenice.

Simpatica l’idea della lezione sabotata, la consideriamo come un plot bunny per una fanfiction che scriverai prossimamente? :D

La citazione non è presente all’interno del racconto ma, essendone chiaramente l’ispirazione, non ne ha nemmeno bisogno: tutto bene su questo fronte.

Il tuo lavoro per me è uno dei candidati al primo posto; di nuovo complimenti!

Elenie Estel

Trama e caratterizzazione

Simpaticissimo Lupin, un po’ meno Minerva, ma quando uno è arrabbiato è arrabbiato… Di certo però l’ira della McGranitt è qualcosa di spaventoso se Lupin preferisce Piton! Questa fiction insegna che non è saggio mettersi tra Minerva e le sue lezioni, cosa, tra l’altro, che penso sia data quasi per scontata. È la professoressa più costante, dopo Ruf ovviamente! E Remus, sempre lui, fa da sostegno morale a chiunque ne abbia bisogno, compresa la sua ex professoressa, per poi lasciarla con perfidia Malandrina in omaggio al primo pollo di passaggio. Veramente un personaggio ben reso!

Stile

Piacevolissima e scorrevole, niente da rilevare, assolutamente pacato il tono. Sembra scritta da Lupin, il moderato per eccellenza, in persona. Certo che Minerva è assolutamente controllata, anche nella sua rabbia più profonda…

Kimber

Ho trovato la ff adorabile. Mi è piaciuto molto stile spensierato e puntuale che, a parte qualche raro scivolone, mantiene il ritmo benissimo. La McGranitt, teoricamente, potrebbe anche essere OOC ma in realtà finisce per risultare simpaticissima nel suo delirio e per niente fuori luogo. Le argomentazioni contro la Cooman sono azzeccate e, direi, aderenti alla sua visione del personaggio; citazione utilizzata brillantemente. Complimenti dunque, un ottimo lavoro (: .

Kit_05

One shot che presenta una situazione non particolarmente originale, ma molto carina nondimeno.

La citazione non è centrale all’interno della storia, ma – oltre che ad adattarsi particolarmente bene al personaggio di Minerva – si riesce a cogliere perfettamente il perché della scelta e il suo ruolo di filo conduttore.

Ho trovato buona l’idea di inserire questo nei fatti del Prigioniero, tuttavia m’è parso che il racconto fosse un po’ poco ancorato rispetto agli eventi del libro e non ho avvertito pienamente il suo essere un “missing moment”.

Il linguaggio usato non si fa notare, ma nella sua semplicità riesce a sostenere adeguatamente il registro narrativo scelto.

Serena89

Un breve racconto assolutamente geniale. La sottile ironia dell’autrice, la quasi serietà del suo tono, le battute veloci e tempi comici azzeccatissimi fanno di questa storia un piccolo capolavoro di comicità. Almeno io, leggendo, mi sono quasi strozzata con un mandarino.

Ah, dramma! Come recensire una storia tanto divertente mantenendomi nel ruolo serio della giurata? E’ umanamente impossibile.

Dunque. La storia si apre splendidamente:

- Buongiorno!

- Buongiorno un corno!

dal momento che il Buongiorno, appunto, si vede dal mattino. Così, sin dalle prime battute, è possibile immaginare che il povero Remus non avrà una giornata felice, non se un’infuriata professoressa di Trasfigurazione (esaurita, sottopagata, in menopausa e pure zitella. Non proprio un mix vincente, tanto per cominciare) ha deciso di sfogare la propria furia sull’ignaro mannaro.
I personaggi sono curati, in-character, e attivi: prendono vita, in un magico gioco di comicità, e coinvolgono il lettore, che inorridisce con Remus e si stizzisce con Minerva. Ogni punto, ogni battuta, è calibrato e ben studiato, e lo stesso tono di serietà utilizzato dall’autrice contribuisce alla forte verve comica di questa vignetta.

- Un po’ di tè? – offrì Lupin, contando sul fatto che Minerva non avrebbe mai lanciato qualcosa contenente un liquido bollente, forse. Tutto sommato era una donna che conosceva le buone maniere

Minerva padroneggia la scena, nel suo pungente monologo, adombrando persino Remus, che è la vera vittima protagonista del racconto (Non c’è nulla di peggio che una donna infuriata con il desiderio di sfogarsi…ah, quanto è vero!); il suo vigore, che la rende a tratti sconnessa e incoerente, è assolutamente adorabile e il suo rigore, il suo perenne ruolo di docente, e il suo amore per l’insegnamento razionale, non manca di farsi notare. E’ infastidita perché i suoi alunni non le prestano attenzione in classe, troppo presi dalla precedente lezione di Divinazione; e, personalmente, ritengo sia una cosa molto da Minerva. E’ straordinario come l’autrice abbia saputo cogliere i tratti caratteristici dei personaggi e usarli a suo vantaggio, rendendoli propri e caricandoli di ironia, mettendone in risalto il loro lato più grottesco ed esagerato.

E’ proprio questo che rende la storia così divertente. Il fatto che sono i veri personaggi a rendersene protagonisti: e mentre siamo abituati a vederli sempre scossi da ansie e problemi esistenziali, è bello poter ancora ridere con loro di loro; divertire non è facile come commuovere: è un’arte sottile, che non tutti possiedono e che non si può improvvisare.

Come non amare il finale, poi! Se persino un pomeriggio in compagnia dell’acrimonioso professore di pozioni sembra un sollievo, per il povero Lupin, allora capiamo davvero che, a volte, sopportare la furia di noi donne è davvero sfiancante. Ladyhawke, ti amo! Fa sempre bene leggere un qualcosa di leggero e divertente: ti tira su il morale, ed è una bella novità dopo tanta disgrazia e rovina riuscire a ritrovare il sorriso. A volte penso davvero che la comicità sia sottovalutata.

Non può più parlare di Ranessa

Angelina J

La storia è davvero molto, molto bella. L’intensità dei contenuti si accompagna ad uno stile “pieno”, perfettamente cadenzato. La scelta di far parlare i personaggi a turno è brillante, aiuta a rendere scorrevole e dà delle giuste pause nella narrazione. La caratterizzazione dei personaggi è ottima, hai sottolineato le loro emozioni in modo realistico, senza esagerare. A mio parere il punto di forza della fanfiction è lo stile, davvero notevole, descrittivo senza essere pesante; la lettura è scorrevole grazie ad una buonissima punteggiatura. La citazione che hai scelto ben si adatta al personaggio di Regulus, alla sua triste storia; nonostante lui sia il personaggio principale del racconto, hai dato ampio spazio alle persone attorno a lui, alle loro paure e ai loro sentimenti, descrivendoli in maniera completa.

Una narrazione davvero ricca e ben costruita, a cui mi sento di dare il voto più alto, complimenti.

CharlotteDoyle

Devo dire di aver trovato interessante, in questa storia, l’inclusione di Narcissa e del suo rapporto con Regulus, e della fiducia che Regulus ripone in lei. E’ uno scenario che non ho mai considerato e che invece funziona. La storia pure, in generale, funziona: una prosa molto buona, un intreccio ben costruito; tuttavia, il più delle volte, ho avuto come l’impressione che tutto fosse troppo meccanico, o forse artificiale. A volte ho trovato la lettura un po’ pesante. Non riesco a farmi prendere, non so se mi spiego. Da un po’ ormai riconosco il tuo stile, e in questo caso come in altri ho notato che alcune tue scelte, come i dialoghi precisi, netti, oppure le descrizioni dei movimenti, tendono a distanziare il lettore dalla storia. Sembra tutto molto solenne, ma anche molto rigido: apprezzabile, ma penso che lo sarebbe di più se provassi a renderlo più fluido, rilassato. (Chiaramente si tratta di un consiglio di poco conto.)

Diletta

Sono abbastanza indecisa sul tuo lavoro, Ranessa. Da un lato, ci sono parecchi elementi che ho apprezzato tanto; dall’altro, sono un po’ perplessa su alcune cose.

Iniziamo dai primi: il tuo stile è veramente piacevole. Di solito faccio fatica a farmi piacere le fanfiction scritte in prima persona, perché in qualche modo risultano sempre troppo drammatiche e teatrali; invece la tua prima persona serviva a rendere la storia meno piatta, con i continui cambi di POV. I dialoghi tra i personaggi sono molto ben scritti, e in special modo mi sono piaciute le dinamiche tra Narcissa e Regulus, il modo in cui interagiscono. Anche se sono cugini, non avevo mai pensato che Regulus fosse abbastanza vicino a Narcissa da svelarle il suo piano, ma la tua interpretazione è particolare e convincente.

Le cose su cui sono perplessa riguardano soprattutto i personaggi e la loro caratterizzazione. Non che non siano ben scritti, altroché; Sirius e Regulus però, per quanto mi riguarda, sono un po’ fuori dal personaggio. L’incongruenza maggiore, quella che subito salta agli occhi: nel terzo paragrafo Sirius dice a Regulus di averlo portato nella stanza dell’albero genealogico «Non perchè osservassi i nostri illustri antenati, Regulus, ma perchè loro osservassero noi…”. In realtà gli illustri antenati dei due fratelli sarebbero stati ben fieri di Regulus e di certo Sirius non avrebbe trovato appoggio. La rabbia di Sirius secondo me è giustificabilissima a livello personale: sono cresciuti insieme, conosceva bene Regulus e avrebbe voluto qualcosa di meglio da lui e per lui. Un Sirius che invece si riferisce al fratello come a “la vergogna della famiglia Black” non è credibile, perché il personaggio rowlinghiano pensa che la vergogna della famiglia Balck sia la famiglia stessa.

Passando ad altro, come faceva Remus a sapere della morte di Regulus? Nella tua fanfiction dai per scontato che Regulus non sia disperso ma morto. Potrebbe anche essere – non mi sembra che la zia ci abbia dato informazioni in merito – ma ciò implicherebbe la presenza di un informatore, che magari sarebbe stato anche pericolosamente vicino a scoprire quello che Regulus aveva scoperto…? e sappiamo che ciò non è vero.

Ultima cosa: non credo che questa sia una spia di OOCosità :D ma Remus ai tempi del primo Ordine aveva poco più di vent’anni. Sei sicura di volergli di già affibbiare rughe e capelli bianchi?

Per quanto riguarda la citazione, ottimo lavoro. Quella che hai scelto fa parte del gruppo delle citazioni che non offrono immediatamente uno spunto per la trama, ma hai saputo adattarla bene alla storia – o adattare la storia alla citazione – senza dover cercare l’aiuto delle solite riflessioni dei personaggi. Il concetto espresso dalla citazione viene portato avanti attraverso tutta la fanfiction e non solo alla fine, logicamente legato alla storia.

Nel complesso, un lavoro apprezzabilissimo ma rovinato da qualche sconvolgimento di canon.

Elenie Estel

Trama

Segue fedelmente quanto riportato nel settimo libro. Niente alzate d’ingegno, solo l’analisi dell’evoluzione interiore di Regulus, dal momento in cui viene segnato con il Marchio Nero agli ultimi istanti della sua vita. Semplice e chiara, niente da dire.

Caratterizzazione

Tema esploso dopo DH, il rapporto tra Sirius e Regulus. E questo scambio di punti di vista mostra tutte le facce della medaglia, dando al lettore anche una sorta di osservatore superiore in Narcissa che per natura è “quella di mezzo”. Tra le sorelle, in famiglia, dove Draco e Lucius. Pronuncia la sua prima battuta, se non erro, nel sesto libro. Fatta apposta per essere testimone silenziosa. Regulus, perso in un mondo illusorio che il fratello, forse più attento, ha scoperto da un pezzo, ma che non si arrende, decide che può farcela a andare oltre. Con i dubbi, le incertezze, le difficoltà non rinuncia ad andare avanti. e Sirius, che alla fine è poco più di una comparsa, che mina come può la sicurezza del fratello, ancora perso nelle sue nebbie.

Stile

Lo stratagemma del cambio del punto di vista è sfruttato benissimo. I tre personaggi si danno il cambio in maniera fluida, senza che la storia perda il ritmo. Molto, molto ben strutturata.

Kimber

Sono perplessa. Probabilmente rileggendola diverse volte i vari pezzi andrebbero a posto, ma dopo due letture la scelta di utilizzare diversi punti di vista (inseriti senza adeguati stacchi e introduzioni) ancora non mi convince.

I personaggi mi sembrano poco credibili non tanto per cosa pensano o come agiscono, ma per come parlano e riflettono.

Io sono una ragazza e di psicologia maschile ne capisco quanto di botanica, ma Regulus e Sirius pensano come due ragazze o almeno questa è la sensazione che danno.

Non è una cosa cui si faccia caso, in genere, e penso che ci passi chiunque tenti di scrivere delle storie: se qualcuno non te lo fa notare è difficile rendersene conto, per questo è bene sottoporre i testi anche a gente del sesso opposto che può darti una visione diversa della storia e soprattutto una diversa analisi dei personaggi. Comunque trovo che Regulus e Sirius siano entrambi troppo poetici e troppo attenti ai dettagli e alle emozioni - e non dico che i ragazzi non si soffermino su queste cose, ma semplicemente che lo facciano in modo diverso. Tendono ad essere più pratici, anche quando vanno in paranoia emotiva: tutti i pensieri di Regulus sul Marchio, ad esempio, sarebbero potuti trasparire attraverso mille gesti ma non attraverso considerazioni così dirette che, francamente, presuppongono anche un’introspezione notevole. Se alla fine fosse stato tanto illuminato da formularli, sicuramente non avrebbe usato quel tono lì che, ripeto, per quanto dark, è un tono tutto femminile.

Anche le parole di Narcissa mi sembrano un po’ fuori luogo, non perché sia OOC, anzi, ma semplicemente perché in quello che fa e nel modo di comportarsi l’ho sempre trovata più velata e ambigua, mentre spesso nelle ff e soprattutto (ovviamente) in quelle scritte dal suo punto di vista, le si attribuisce una chiarità di intenti che, francamente, non mi pare di ritrovare nei testi della Rowling.

Per quanto riguarda lo stile ci sono delle parti molto piacevoli, e sono in genere quelle in cui eviti delle scelte troppo verbose (un esempio tra tutti:

“«Sai per caso se è annegato?»

«No, Sirius, io…»

La sua risposta si spegne miseramente. Io annuisco, tornando a voltarmi verso la finestra. Ha smesso di piovere.

Mi domando come possa essere annegato se ha smesso di piovere.”)

A parte pochi sprazzi felici, però, lo stile di per sé non mi convince perché sembra più spesso frutto di autocompiacimento che di reali necessità narrative. Poi qui si parla di gusti e amen, ma la sensazione che ne ho tratto è stata di ricami verbali esagerati, insieme a un certo caos complessivo dovuto alla strutturazione della storia di cui dicevo all’inizio.

L’utilizzo della citazione non mi ha indisposto né entusiasmato, a tratti poteva sembrare forzata ma in generale si integrava abbastanza bene con la storia.

Kit_05

Mi trovo in leggera difficoltà a giudicare questa one shot. Da una parte ho trovato un testo dalla buona fluidità e dal buon lessico (attenta solo agli accenti, li hai invertiti sia in “perché” che in “né”), una efficace scelta dell’immagine di apertura e la simmetrica chiusura del racconto e una storia sufficientemente originale; dall’altra ci sono alcuni elementi che mi hanno lasciato un po’ perplessa. Bellatrix che prova vergogna per Regulus e i fatti noti a Narcissa, per dire i due elementi che più mi sono saltati all’occhio, mi sono parsi piuttosto fuori canon o, quantomeno, poco spiegati e quindi plausibili.

Infine, ho avvertito poco il legame tra la citazione scelta e il racconto.

Serena89

Indubbiamente la figura di Regulus è attraente: un personaggio ormai noto, eppure mai realmente comparso. Un uomo che è fatto di ricordi, un uomo che vive tramite coloro che l’hanno conosciuto, amato, odiato, rimproverato. Calzante è, dunque, la scelta di presentare, ancora una volta, la storia di Regulus non solo dal suo punto di vista, ma tramite gli occhi delle persone a lui care, in modo da avere un’immagine globale degli eventi, più intima e più vicina a noi.

La struttura anulare della fan fiction ci permette di vivere, progressivamente, l’evolversi del personaggio:

Brucia.
Di un calore subdolo ed oscuro.
Lo osservo attentamente, ancora affascinato dalla novità.
E lo sento mio mentre pulsa ritmicamente sul mio avambraccio sinistro.
Mi piace. Ne vado fiero.
Eppure mi rendo conto che, forse, non lo comprendo appieno.

[…]

Brucia.
Di un calore subdolo ed oscuro.
Immagino sia perchè sto per tradirlo.
E mi domando cosa resterà di me mentre pulsa ritmicamente sul mio avambraccio sinistro.
Lo detesto. Ne sono disgustato.
Eppure mi rendo conto che, forse, non è semplicemente ciò che sono diventato.
È tutto quello che sono sempre stato.

Il ripetersi dei primi due versi, e l’analogia tra le due strofe, ben mette in evidenzia e sottolinea il messaggio della citazione scelta dall’autrice, secondo cui “Si diventa ciò che si è”: è un espediente molto chiaro, visivo, diretto.

I dialoghi tra Sirius e Regulus sono forse l’unica pecca della storia: sono affettati, forse un po’ banalizzati, e stonano nel complesso della storia. Trovo, invece, che i momenti narrati da Narcissa siano molto spontanei, dolci e tragici allo stesso tempo. La morte di Regulus riappare per ben tre volte, in diverse forme: nel senso di annegamento di Sirius (soffocato dalle pressioni dei due mondi a cui apparteneva), nel movimento della vita che Narcissa porta in grembo (ancora una volta è presente l’elemento ricorrente dell’acqua) e, infine, nella realizzazione conclusiva del personaggio, che trova se stesso nel momento in cui perde la vita.

In particolare mi ha colpito l’atteggiamento di Bella: un personaggio, in questo caso, relativamente di sfondo, e che riesce comunque a bucare lo schermo, con un paio di battute che ne descrivono l’ardore. Sembra quasi che non solo Regulus, ma anche tutti coloro che, un tempo, gli avevano voluto bene conoscessero profondamente il destino che lo aspettava.

In definitiva, è una storia che colpisce, a più riprese, e che sviluppa in modo magistrale l’argomento e il carattere del personaggio. Ancora una volta, dunque, Ranessa ci regala un piccolo pezzo di realtà, sottratto all’oblio del tempo.

The End di Miss Prongs

Angelina J

L’idea è molto originale, e la scelta della citazione ben si adatta all’episodio che hai deciso di trattare. Hai caratterizzato molto bene il personaggio di Draco, insistendo sulle sue paure, i suoi dubbi e il timore costante verso il padre; molto interessanti i passaggi finali, dove Draco sviluppa la consapevolezza di quella che era la sua missione e delle conseguenze che avrebbe portato nella sua vita, se avesse deciso di continuare. L’unico appunto che mi sento di fare è sullo stile, a mio avviso un po’ troppo disconnessO, troppo spezzato; capisco che probabilmente si tratta di una tua scelta precisa, però la lettura ne risente un po’ in scorrevolezza.

CharlotteDoyle

Non sono molto convinta del registro: al di fuori della storia, la prosa è ottima, per quanto, per certe espressioni (”miserabile anima”, “atavica battaglia”) un po’ eccessiva; calata nel personaggio di Draco Malfoy, però, trovo che stoni. Oh, bene, non dico che il personaggio in questione non possa assumere una posa da eroe romantico (senz’altro Draco è uno di quelli più portati in questo senso, è un po’ una drama queen), ma nonostante la tragicità della situazione sentirlo parlare così, secondo me, rovina l’ottima analisi che è stata fatta della sua situazione: mi pare che la scienza che Draco ha di sè sia troppo lucida, netta, cosa poco realista, soprattutto per il suo carattere, che qui trova poco spazio, quando si sarebbe potuto fare tutto un gioco di maschere; si può spiegare, in parte, con l’idea che la narrazione sia fatta col senno di poi (di molto, molto dopo), ma l’uso del presente allora talvolta fuorvia.

In poche parole, ho come l’idea che sia l’autore a parlare per lui, e mi dispiace, perchè avrei preferito sentir parlare il personaggio. (Sempre rispetto a questo chiedo anche perché, per esempio, Draco chiama il suo professore “Severus” piuttosto che “Snape” o altro. Non mi sembra in linea con quello che abbiamo visto fino a HBP, anche se senz’altro potrei mancare di una certa altra prospettiva.)

Diletta

Buon lavoro, Miss Prongs.

Ho apprezzato soprattutto il tuo stile, che crea un’atmosfera maledettamente azzeccata ed è quasi lirico; ottimo per tenere viva l’attenzione del lettore. E diciamo che, oltre che ottimo, è indispensabile - o almeno per me lo è stato – perché, come sicuramente già sai, l’argomento che hai scelto non è dei più originali. Questa versione di Draco è stata più che abbondantemente sviscerata nel fandom e quindi comprenderai la mia leggera noia di fronte a questo genere di fanfiction. La figura di Lucius, inoltre, mi sembra lievemente fuori dal personaggio (soprattutto dopo aver letto DH, ma le prime avvisaglie di un Lucius che ama profondamente il figlio si notano anche in HBP).

Ho cercato comunque di superare i gusti personali e di giudicare la tua storia nei suoi lati positivi: primo su tutti lo stile che ho già citato, la tua tendenza descrittiva, la capacità di sintesi che ti ha permesso scrivere una storia meno noiosa di molte altre di questo genere e di riassumere migliaia di fanfiction in quattro semplici frasi che fanno la loro figura:

Fierezza e sfida verso di loro. Malfoy.

Morte dentro di me. Semplicemente Draco.

L’intero monologo interiore è ben scritto ed ha un certo pathos; la ricchezza del tuo stile si nota anche attraverso le continue e splendide metafore. La citazione che hai scelto non è a mio parere tra quelle più pregnanti di significato, e, come ho già detto riguardo ad altri autori, è facile da adattare ad una fanfiction angst che riflette su un singolo personaggio; tuttavia, devo dire che si adatta bene alla storia che hai scritto ed al personaggio protagonista – di più adatto ci sarebbe solo lo stesso Harry.

Ricapitolando, il tuo lavoro non mi convince del tutto ma non posso certo disdegnarlo perché le qualità oggettive ci sono, eccome. Mi piacerebbe leggere una tua storia con un plot meglio definito.

Elenie Estel

Trama e caratterizzazione

Il momento scelto non è tra i favoriti dei fanwriter, fa paura. È difficile affrontare un momento simile con freddezza, e farlo dal punto di vista di un personaggio così profondamente spaccato è certamente un’impresa notevole.

Quello che mi è piaciuto particolarmente è come l’autrice focalizzi il racconto sulle sensazioni di Draco. Su quello che vede, che ode. Ne mette in luce le contraddizioni, ne scruta l’anima. Dispiace che debba cadere nel luogo comune di Lucius come padre poco affettuoso, decisamente abusato.

Riesce comunque a mantenere alto il livello della narrazione e a sfruttare ogni dettaglio della scena per mostrare al lettore la verità del personaggio, che nel momento in cui può essere chi ha sempre voluto (o chi gli altri gli hanno imposto di essere) si arrende ed entra in combattimento con la parte più profonda e nobile di sé per tentare di salvarla.

Purtroppo il fato ha disposto altrimenti, e la vita del ragazzo come lui la conosceva non può che finire, come quella di tutto il mondo magico, che di certo esce cambiato da quella notte tragica.

Stile

Molto poco da dire sul modo in cui il racconto è scritto. La prosa scorre bene, i pensieri di Draco, per quanto confusi in se stessi sono esposti in forma lineare senza che se ne perda la profondità. Appropriato l’uso di stratagemmi grafici come il corsivo e la sottolineatura.

Kimber

Per gusto personale non mi piacciono le ff che scelgono di NON raccontare una storia e che si concentrano sullo stato emotivo del personaggio, quindi questa ff probabilmente parte svantaggiata nella mia scala di preferenze. Ma ci sono diverse cose che non mi convincono: la ff non aggiunge niente di nuovo al personaggio, non sottolinea più di tanto il diverso punto di vista (Draco non parla dei fatti ma parla solo di sé), e la scelta dello stile è piuttosto discutibile: se il personaggio sta semplicemente pensando, nemmeno scrivendo, ma pensando e per di più in una situazione palesemente complicata, non credo proprio che avrebbe avuto il tempo di costruire pensieri pseudo-poetici dal punto di vista sintattico, lessicale e descrittivo (esempio: Spirali di vento del nord mi avviluppano le caviglie, passando sotto i miei pregiati pantaloni di seta, salendo, sibilanti e pericolose, fino ad irretire tutti i miei sensi, svegliandomi e intorpidendomi allo stesso momento.” Non ci vedo per niente Draco, qui.)

L’idea su cui sviluppare la citazione non era male, ma la storia probabilmente avrebbe avuto bisogno di una solida strutturazione su cui magari aggiungere le elucubrazioni di Draco, così risulta piuttosto debole e immatura.

Kit_05

One shot spiccatamente introspettiva, dalla trama semplice ma che riesce comunque ad avvincere.

Il flusso di pensieri di Draco è mostrato in maniera consistente, si segue con facilità e non stanca – cosa non semplice in un racconto dove l’azione è ridotta ai minimi termini.

La scelta di mostrare le due facce della stessa medaglia, l’interiorità e l’esteriorità di un Malfoy, non è certo una scelta originalissima, ma la maniera con cui viene sviluppata non fa ricadere in cliché strausati.

Non mi ha convinto molto la breve immagine che ci viene fornita di Lucius, personalmente avrei visto meglio un sentimento di risentimento da parte di Draco per la situazione in cui si ritrova senza quella sensazione di un Lucius “padre-padrone” che ho avvertito.

Buono il lessico e la forza evocativa del racconto.

Serena89

La storia ci trasporta, violentemente, nel mondo di Draco: sentiamo il vento gelido che si insinua sotto le sue vesti, e con lui rabbrividiamo, non perchè lo spiffero ci sia insopportabile, ma perchè conosciamo già gli eventi che succederanno a questi pochi istanti di fredda calma.

Il dissidio interiore del Serpeverde è abilmente espresso con binomi essenziali, brevi ma che colpiscono immediatamente per la loro diretta semplicità. In questo modo vengono rappresentate le due anime del protagonista, le due storie di cui si compone questa storia, che corrono su due binari paralleli.

Ben presto l’amosfera che circonda Draco cambia, il vento sale, la foresta ulula. L’ambiente rispecchia l’ansia crescente del giovane. Il continuo uso di immagini metaforiche permette al lettore di calarsi nella vicenda, e all’autore di manifestare il proprio estro senza, per questo, rendere la storia meno scorrevole. Persino nella narrazione è presente la dicotomia tra ciò che è bello e ciò che ferisce, tra ciò che è sicuro e ciò che spaventa, tra l’amore e l’odio. E’ un continuo gioco dei contrari, un continuo dividersi. L’intera struttura della ff è costruita in modo da ricreare anche graficamente ciò che le parole descrivono, un ragazzo che è ormai uomo, e il cui volto rivela una doppia faccia.

Sento rumori provenire dall’interno, voci concitate dei burattini del macabro spettacolo della morte e del dolore, spettacolo di cui io dovrei essere l’ospite d’onore portando via al mondo della luce la sua fiaccola sempiterna.
I miei occhi schizzano tutt’attorno, impazziti, alla ricerca di qualche appiglio che non trovo, ovviamente, mentre al suo posto tutto ciò che mi circonda mi sembra l’allegoria della morte che si deve compiere per mano mia, e un senso di nausea mi attanaglia lo stomaco; sto male, eppure non indietreggio, perennemente ligio a quelle regole paterne nelle quali nemmeno io credo fino in fondo, ma che sono l’unico modo che conosco per non cadere nel baratro delle nullità.

E’ un passo assolutamente magnifico, che colpisce senza affondare; un modo assolutamente straordinario per descrivere gli avvenimenti degli ultimi istanti, e l’attenzione con cui l’autrice ha utilizzato la parola, l’attenzione per i dettagli, per le immagini, le espressioni non passa inosservata. Sembra quasi che si voglia sottrarre, alle possibilità umane, la capacità di controllare gli eventi; tutto sfugge dal nostro controllo, ed un destino, spesso dispettoso, ci trasporta via e ci lascia vivere travolti da un maremoto di situazioni, doveri, desideri, emozioni che non riusciamo, o non vogliamo, domare.

La frase finale chiude magistralmente il racconto, fatto di lunghi istanti, lunghi silenzi, attimi cadenzati, battiti e colpi lentamente inflitti.

E nell’inizio di quella che doveva essere la gloria, c’era la fine della mia vita.

Miss Prongs ha saputo fare di una trama semplice una storia complessa e coinvolgente; persino un personaggio e un argomento che, oramai, sembrerebbero sfruttati fino all’osso, rinascono ora di nuova vita, e non annoiano il lettore. A dimostrazione del fatto che, al di là della trama, è sempre l’abilità dell’autore, la cura con la quale tratta la storia, l’attenzione che pone nella sua stesura, nella ricercata scelta dei termini e dei tempi letterari, che fa di una fanfiction una bella storia. Davvero tanti complimenti a Miss Prongs.

Una sorella, una Black di rik

Angelina J

Nonostante un inizio un po’ lento, a mio parere un po’ troppo descrittivo, i contenuti sono davvero intensi e ben narrati. Lo sviluppo della citazione, e l’adattamento al contesto di Harry Potter, è molto azzeccato. Uno degli aspetti che più colpisce della tua fanfiction è l’ottima caratterizzazione dei personaggi, in particolare di Narcissa. Tutto il discorso che fa alla sorella riguardo alla fedeltà, alla tradizione e alla famiglia, a mio avviso rispecchia perfettamente il carattere che la Rowling voleva dare al personaggio. Anche il finale, con quelle due parole sussurrate verso Andromeda, si adatta perfettamente alle caratteristiche di Narcissa, che sappiamo non essere una persona malvagia. Lo stile è molto buono, soprattutto nei dialoghi, discorsivo e scorrevole grazie ad una buona punteggiatura.

Davvero una oneshot notevole, sia dal punto di vista stilistico che da quello narrativo, complimenti.

CharlotteDoyle

Non mi convince molto. Tralasciando alcune scelte narrative, come quella di usare i soprannomi anche al di fuori dei dialoghi, a mio avviso un po’ forte (ho come l’impressione che poi, anche nei dialoghi, questi “Cissy” e “Dromeda” compaiano più di quanto non ce ne sia bisogno), è la struttura della storia che non funziona tanto, secondo me. C’è un’introduzione, la descrizione del posto, l’entrata in scena di uno dei personaggi (l’altro è già lì); cominciano a parlare. E’ uno scambio di informazioni, uno scambio di idee, uno scambio di posizioni (punti di vista), ma ecco, è come se il dialogo andasse aldilà del qui ed ora, fa la ricapitolazione di molte questioni, sì, ma è tutto molto freddo, molto distaccato - è come se Narcissa ed Andromeda non fossero veramente loro, ma due attori che indossano le loro maschere. Ho avuto proprio l’impressione di trovarmi davanti ad un pezzo per il teatro, ma non trovo naturalezza e non trovo realismo nelle parole che le sorelle si scambiano. Questo aldilà delle loro motivazioni, che senz’altro mi aprono ad un’idea diversa dei due personaggi post-war, un’idea che non avevo considerata, un’idea che tuttavia però non riesco ad abbracciare.

Diletta

Ottimo lavoro, Rik. Il tuo nome – nickname – è davvero una garanzia.

La tua fanfiction presenta come al solito mille sfaccettature, a partire dagli aspetti “formali”: la fantastica descrizione della scena e la scelta, minuziosa ma comunque naturale, delle parole da mettere in bocca ai personaggi. Ho scovato giusto due cosucce che saranno stati errori di distrazione, più che altro: “le cui colonne disposte in cielo si allungavano verso il cielo” (?!?), e poi in questo pezzo “Un’altra persona era accanto a lei…” fino a “… esordì allora la donna velata.” mi pare che ci sia stato uno scambio tra veli e mantelli: la nuova venuta è Andromeda che dà a Narcissa l’impressione di non averla vista, e quindi a questo punto dovrebbe essere Narcissa a parlare e non la sorella.

I personaggi: Tutti e tre – perché Bellatrix è una presenza fondamentale pur non essendo una presenza fisica – sono ben caratterizzati ed hanno un loro spessore. Il discorso “IC” è un po’ più complicato: la tua Andromeda possiede di sicuro una maggiore durezza rispetto a quella della Rowling; la tua Bellatrix è diversa dalla povera isterica che ha ben poco senno rimasto e vive in funzione di Voldemort; la tua Narcissa non ha quell’egoismo familiare, se mi passate la definizione, su cui la zia Jo si è concentrata negli ultimi due libri.

Però, rileggendo il lavoro, mi sento di concludere che questi non sono limiti invalicabili. Andromeda non è molto presente nei libri e il suo essere taaanto dolce e materna è probabilmente una mia invenzione; inoltre il conflitto che lei vive (“È mia sorella e non riesco ad odiarla. Ha ucciso mia figlia e non riesco a perdonarla.”) tutto sommato mi sembra una conseguenza abbastanza logica della scelta che lei ha fatto. Allo stesso modo è naturale che Bellatrix sia descritta in toni più lusinghieri dalle sue sorelle che dalla banda filopotteriana. Narcissa invece ha davvero dei caratteri diversi rispetto all’”originale”. La sua idea di famiglia mi piace molto e penso sia inedita; divertente come Andromeda dica di Bellatrix “Era nata per […] custodire il nome con cui nacque” contraddicendo tutto quello che la sorella esporrà in seguito con il tuo ben scritto monologo. Non credo che la tua interpretazione di Narcissa escluda necessariamente quella della Rowling; le cinque parole conclusive sono indicative in questo senso, anche se io ho sempre considerato l’amore di Narcissa come più egoistico, possessivo, e rivolto solo a Draco o al massimo a Lucius.

Ultima cosa: come mai hai deciso di usare i nomignoli dei personaggi anche nelle parti narrative e non solo in quelle di dialogo? Contrastano molto con la freddezza e la staticità dell’ambientazione.

Mi fa piacere notare che la citazione è il perno del lavoro, ed è attorno alla citazione che il

comportamento dei personaggi ruota: missione compiuta.

Elenie Estel

Trama e caratterizzazione

Il senso di gelo che trasmettono le due figure statuarie delle sorelle Black è capace di annientare qualsiasi cosa. E la nuda pietra che accoglie la terza fa da cornice perfetta. Ma nonostante il gelo, manca qualcosa. È come se Voldemort non sia stato sconfitto affatto. Nelle parole delle due il tempo è fermo ad un passato che non esiste ormai più. Peccato, davvero, perché l’idea dell’incontro era molto buona. Penso che le due donne, pur nel loro dolore, possano essere meglio sfruttate, in particolare Andromeda per il fatto che appare molto poco e Narcissa per come si comporta in DH.

Stile

Il dialogo serrato riscuote sempre il suo ottimo effetto, ma il tutto è freddo. È vero che l’effetto è senza dubbio voluto, ma finisce per far perdere la parte umana del personaggio, che a mio parere è quella che permette a chi legge di identificarcisi.

Kimber

La ff è sviluppata con un uso intelligente della citazione scelta e a fine lettura rimane la sensazione di un’atmosfera indovinata, che probabilmente è l’aspetto positivo di questa storia.

I personaggi, però, risultano poco credibili, le descrizioni per nulla convincenti (probabilmente tentano di essere troppo poetiche ma senza cogliere nel segno), i dialoghi forzati e finti. Considerato che il dialogo è la parte di narrazione più difficile da scrivere e che hai deciso di usarlo come cuore dell’intera ff, un po’ di cura in più sarebbe stata d’obbligo: per più di metà testo si ha la sensazione di guardare una di quelle pubblicità in cui ognuno dice cose che l’altro già sa solo per sfoggiare il prodotto, ed è un effetto sgradevole.

In definitiva, quello che manca è un adeguato lavoro di revisione e ri-scrittura – mi stancherò mai di insistere sull’utilità dei beta-reader?

Kit_05

One shot che presenta un momento molto interessante da leggere e che raramente ho visto trattato nel fandom e che si focalizza su un fatto, l’essere sorelle, che spesso viene quasi dimenticato quando si parla di Narcissa, Bellatrix e Andromeda.

Mi ha particolarmente colpito la caratterizzazione di Narcissa che ho trovato particolarmente vicina al canon e al mio modo di interpretare il suo personaggio. Forse proprio questa forte caratterizzazione di Narcissa mi ha fatto sentire quella di Andromeda molto più in ombra, creando nella lettura una certa asimmetria. Asimmetria che ho ritrovato anche nella narrazione, dove la seconda metà è notevolmente più avvincente della prima.

Infine particolarmente azzeccata la citazione, che si lega in maniera consistente con il racconto.

Serena89

L’attenta descrizione del mausoleo ci permette di entrare cautamente, delicatamente all’interno di questa storia, come attenti intrusi che si ritrovano, quasi per caso, ad essere testimoni di un momento di intimo lutto. Cosa si pianga, esattamente, in quel luogo, non è certo, ma l’atmosfera impone un rispettoso silenzio, che rapisce il lettore e lo materializza in una dimensione calma e cupa. E’ l’attenzione per i particolari che rende questa storia particolare e travolgente, come Andromeda, fredda e distaccata, come Narcissa. L’argomento ti scivola addosso, come seta, ma lascia dietro di sè ferite pungenti.

Nel momento in cui le due sorelle colgono l’una lo sguardo dell’altra, il tempo si congela. L’argomento non è forse dei più originali, ma è sicuramente molto ben trattato, con tatto e chiarezza.

Sono due donne, legate dal sangue, marchio indelebile e maledizione incontrastabile, ma lontane nel dolore, nella vita, nella fede.

La parte culminante, di questa breve storia, è certamente il monologo di Narcissa

«Questo è il fardello e il privilegio di essere nate nella famiglia dei Black. Portare per tutta la vita un nome che è segno di distinzione, che ci impone solennità e rigore. Seguire il solco tracciato dai nostri antenati, che ha resistito gloriosamente alle insidie del tempo. Cos’è una guerra per fare un eroe? Non sono forse eroi tutti coloro che hanno mantenuto puro il sangue dei Black attraverso le guerre di secoli e secoli, le insidie del tempo, il più grande distruttore di ogni cosa? Questo è il mio ideale. Questo io vivo assieme ai Malfoy, nella mia famiglia di adozione. Questo trasmetto a mio figlio Draco, perché lui lo trasmetta ai suoi figli. Abbiamo la consapevolezza che mentre il mondo passa, noi siamo rimasti di padre in figlio, di madre in figlia, di generazione in generazione. Questa consapevolezza ci rende diversi dagli altri maghi. Quello che abbiamo ricevuto dalla nostra famiglia, la tradizione, è un patrimonio che viene perso se ci accomuniamo a maghi che ne sono privi, che nemmeno ne comprendono l’essenza ».

E non credo di aver mai letto una spiegazione tanto pertinente di cosa significhi essere un Black, una figlia, una madre, una moglie, una purosangue, e persino una sorella. Di cosa significhi sopravvivere al tempo e alle guerre, incuranti del sangue e degli eventi; è l’orgoglio che muove le loro azioni, è l’amore e l’odio per un nome che è un fardello che permette loro di rispettare quel patto di sangue che sottoscrissero nel momento in cui vennero alla luce.
Ma, per quanto questa Narcissa abbia deciso di cancellare le emozioni, per quanto abbia detto e giurato di credere, nel finale si rivela essere anch’essa umana, in preda agli infantili sentimenti di una bambina in apprensione per la sorella più piccola. Perchè, dopo tutto, al di là delle distanze, al di là dei tradimenti, sono entrambe delle Black. Ecco perchè sono lì, ancora, dopo un anno, da una sorella che le ha tradite entrambe, da una sorella che non possono nè perdonare nè odiare. Perchè il sangue è il più forte dei legami.

Unsaid Words di Memory

Angelina J

La storia è molto densa di avvenimenti, il che è difficile da gestire, ma sei riuscita a farlo egregiamente. Hai descritto fatti e avvenimenti in maniera molto completa, senza però risultare noiosa o avere l’effetto “lista della spesa”. Ti sei concentrata sul personaggio di Hermione, a mio avviso la citazione che hai scelto le si addice particolarmente, e sei riuscita a far trasparire i lati più pregnanti del suo carattere attraverso la descrizione degli episodi più significativi della sua vita. Lo stile è buono, qualche piccola imprecisione a livello di punteggiatura, forse solo un po’ di distrazione.

CharlotteDoyle

La pecca di questo racconto è che più volte tende ad allungarsi su questioni superflue, mancando, altre volte, di focalizzare su altre fondamentali. La scrittura di memorie, in questo senso, non sempre riesce facile quanto potrebbe sembrare (soprattutto durante la stesura: magari è veloce, e quindi dà l’idea che lo scritto sia compatto, e poi è difficile tornarci sopra perchè tutto scorre così fluido!). In questa storia Hermione ci racconta diversi eventi della sua vita dal suo punto di vista, alcuni direttamente provenienti dai libri di Harry Potter, altri inventati dall’autrice. Per questi ultimi, trovo molto gradevole la scena in cui Hermione riceve il suo gufo da Hogwarts, perchè assistiamo ad un qualcosa che non abbiamo visto; per i primi, invece, ho come avuto l’impressione che questo “punto di vista di Hermione” si traducesse semplicemente in una narrazione da parte sua in prima persona: per il resto, vedendoli per lo più come li abbiamo già visti, il testo non aggiunge molto di nuovo. Come dicevo all’inizio, poi, ci si sofferma molto su alcune cose (vedi: il primo viaggio per Hogwarts, la relazione con Ron), passando per alcune che, ancora, risaltano più perchè le conosciamo dal libro (l’acquisto di Grattastinchi), ma poi il periodo sotto Voldemort, che avrebbe potuto darci lo sviluppo del personaggio e della sua visione del mondo, viene sorvolato. Mi rammarica, anche in questo pezzo, una certa perdita del carattere: parla in prima persona, ma conosce i fatti come li conosce il lettore: li descrive, e descrive la sua persona, ma è proprio nel modo in cui parla e con cui analizza gli eventi che non si dimostra il personaggio che conosciamo: è come se qualcun altro stesse parlando per lei, cercando di fingersi lei. Possibilmente è l’impegno della narrazione dei fatti che un po’ ti ha discostato dalla costruzione del personaggio nel testo. La mia idea su come migliorare: più che della vita del personaggio in genere, adotta un filo conduttore (esempio: se ami particolarmente la ship, usa proprio la relazione tra Ron e Hermione): in questo modo la selezione dei fatti da narrare risulterà più ordinata e integra, e tu potrai lavorare di più sul modo in cui questi fatti vengono narrati.

Diletta

Leggere la tua fanfiction, Memory, non è stato per nulla faticoso; però devo dire di non aver provato molta soddisfazione alla fine. Certo, i pregi non mancano: il lavoro è scorrevole e lineare, ed Hermione mi risulta mediamente in-character - in realtà nella primissima parte credevo di star leggendo le parole di Ginny, ma mea culpa; la questione “diario” deve avermi spiazzata.

L’immagine del gufo che becca il vetro della finestra mentre Hermione studia matematica è adorabile seppur non del tutto conforme al canon, ma non ricordo in quale dei libri venga specificato che i Muggle-Born ricevono la visita di un mago o di una strega invece della lettera consueta, quindi te la faccio passare liscia! ^_^

La domanda che vorrei farti è: questo lavoro è stato betato? Sin dalla prima lettura mi sono saltati all’occhio molti errori di sintassi che con un beta-reader avresti potuto tranquillamente evitare: “da quando in qua riuscivo a capire che un gufo è indignato?”, “[...] che se non prendeva dieci avrebbe sicuramente avuto una crisi isterica”. Ho trovato espressioni un po’ troppo colloquiali (”lo trovai che si baciava con una ragazza della nostra classe”) e addirittura una frase di cui non ho compreso il senso: “Il mio potrei descriverlo dicendo che è ‘l’amore tradizionale’ visto che è tutto rosso ma ha tante lentiggini”. In che modo il fatto che Ron sia rosso di capelli ma con tante lentiggini lo rende un “amore tradizionale”?

Carina la divisione in capitoli della vita di Hermione ed il nome dato ad ognuno di essi (specialmente “il mio amore è tinto di rosso e ha tante lentiggini”, muahahah!), ma mi sono scervellata per più di mezz’ora per capire perchè l’idea mi suonasse così poco originale. Alla fine mi è apparso in sogno il viso di Will Smith ed il resto è storia!

Il contenuto di questi capitoli, in ogni modo, mi ha lasciato un po’ perplessa. Per definire il tuo lavoro, alla voce “Generi” hai specificato: Introspettivo, Sentimentale. L’introspezione in effetti è presente, però una buona parte della fanfiction è composta da periodi che riassumono, in maniera un po’ sterile, quello che già sappiamo dai libri. Ti faccio un esempio: da “Era tanto che volevo un animale tutto per me” fino a “il cercatore della Nazionale Bulgara di Quidditch, Viktor Krum.” non fai che riassumere, senza una vera impronta riflessiva e introspettiva da parte di Hermione, episodi del Prigioniero di Azkaban e del Calice di Fuoco.

Ma passiamo a quello che dovrebbe essere il cuore della fanfiction, la citazione. Credo che tu abbia scelto una delle più difficili, delle meno adattabili tra le citazioni proposte. Sarebbe stato abbastanza complicato costruire una trama partendo da una citazione che - almeno per me - non offre spunti evidenti, e la fanfiction di introspezione è una scelta “di comodo” ma non scontata. Se la citazione non suggerisce un plot, tuttavia, è vero che rimanda immediatamente ad un personaggio ben preciso: Hermione, la miss so-tutto-io che di certo credeva che tutte le domande della McGranitt necessitassero una risposta, eccome. E’ bello vedere che hai seguito questo filo, evidenziando, anche se solo con la riflessione che chiude il lavoro, la crescita psicologica del personaggio.

Elenie Estel

Trama e caratterizzazione

L’Hermione più Hermione che io abbia mai letto. È come ascoltare da lei in personaciò che ha vissuto. Simpaticissima la scenetta iniziale con il gufo. È strano che non si sia ritenuta impazzita in quel momento! Poi l’incontro con Neville, con un Neville che ormai è quasi un altro personaggio. Simpatica la descrizione di Ron che fa Hermione, in cui c’è tutto quello che una ragazza nota in un ragazzo, quello che veramente piace ricordare. In generale mi è piaciuta la scelta dei momenti rievocati, e mi piacerebbe leggere in un futuro un’aggiunta di ricordi presi da DH…

Stile

Scorre benissimo, niente da notare se non che i paragrafi si fanno sempre più brevi mentre ci si avvicina alla fine. Non so se questo sia voluto o casuale, ma è interessante perché il cambiamento di ritmo da un’idea di non finito, come se davvero il momento più importante sia il presente in cui questa Hermione vive.

Kimber

Dunque, ho riletto la ff due volte e l’impressione che ne ho ricavato è stata di grande immaturità, sia dal punto di vista stilistico che formale. Il punto è che la forma-diario di per sé non è facile da gestire senza scadere nel patetico (a maggior ragione se si parla di ricordi/sentimenti) quindi, in questo senso, è stata una scelta infelice. A questo aggiungo un po’ di cose:

  1. Hermione qui è adulta, sposata, con bambini e tutto il resto. Quando ci si lancia nella scrittura di una pagina di diario come esercizio letterario (quindi, quando non si sta scrivendo il proprio diario) bisogna calarsi nel personaggio non solo a livello di mentalità ma anche tenendo presente come questi scriverebbe. Sono convinta che già a 17 anni Hermione non avrebbe usato questo stile né buona parte delle considerazioni che hai riportato. Figurarsi da adulta! Questo purtroppo porta il tutto OOC.
  2. Trovo che non sia molto prudente inserire tutte queste massime tipo “Il destino è…”, “La vita è…” e frasi ad effetto varie, perché la sensazione è che l’autore voglia porsi in maniera didascalica e moraleggiante e questo può infastidire i lettori. Capisco che possa NON essere volontario ma quando si scrive bisogna tenere conto di chi legge, e chi legge – ahimé - ha le sue esigenze.
  3. C’è anche un’altra questione riguardante queste “massime”. La citazione da te scelta (”Non tutte le domande necessitano una risposta“) poteva essere affrontata in vari modi, ma optando per la pagina di diario hai creato una sorta di cortocircuito interno alla ff stessa: Hermione ricorda, scrive, prova di nuovo quello che provava prima e gira intorno alla citazione senza cogliere nel segno. Per cui alla fine hai concluso usando un intero pezzo (piuttosto affettato) infarcendolo di massime che ti aiutassero a ricondurre il tutto alla citazione scelta attorno a cui, però, la ff di per sé non ruota.
  4. Spesso salti di palo in frasca senza una logica apparente o i giusti collegamenti tra le frasi (un esempio tra tutti: “Quando trovi l’amore giusto viene così naturale gettare alle spalle quelle divergenze, quelle incomprensioni che possono crearsi lungo la strada. Beh io ne ho mandate giù tante… Era da tanto che volevo un animale tutto per me.”) e ci sono diversi errori di grammatica, ripetizioni, congiuntivi dimenticati che si sarebbero potuti eliminare facilmente con delle riletture o, magari, con un betaggio. Dedica più tempo alla revisione la prossima volta, che è una parte fondamentale della scrittura.

In conclusione, resto convinta che sia stata la pagina di diario a mandarti in palla, la prossima volta magari rifletti meglio sulla forma, ché se scegli quella giusta elimini già molti problemi.

In bocca al lupo.

Kit_05

Sono in dubbio nel valutare questa shot. Da una parte la forma è buona, il lessico adeguato così come la fluidità nel racconto. Dall’altra parte si ha una storia non particolarmente originale che riporta tutti fatti più o meno noti della vita di Hermione, dando quasi un senso didascalico alla lettura.

Ciò che viene maggiormente penalizzata in questa scelta è l’emozione. Lo sguardo di Hermione sul suo passato appare molto fugace, non scava in profondità, pare più un’occhiata distratta che una ricerca della risposta. Questa mancanza di coinvolgimento emotivo non rende particolarmente avvincente la lettura, nonostante il lessico e la forma adeguati.

Il nesso con la citazione scelta si coglie, ma a mio parere poteva essere sottolineato meglio, dando così maggior valore al perché della scelta di Hermione di “rivivere su carta” la sua vita passata.

Serena89

Per quanto sia chiaro che l’autrice ha preso molto a cuore questa storia, (credo, infatti, di notare una certa nota autobiografica nelle sue parole, come se avesse messo nel personaggio di Hermione molto di se stessa; potrei, però, anche sbagliarmi, non conoscendola!) essa manca di spirito; non vi è nulla che sorprenda il lettore, nulla di nuovo rispetto a ciò che è già stato scritto. L’analisi introspettiva del personaggio è superficiale, a tratti infantile, sdolcinata, poco veritiera e troppo semplicistica. E’ una donna, che parla, eppure io sento le parole di una bambina.

La prima parte è banale, la descrizione che Hermione fa di se stessa è pedante e fastidiosa. E, se in un primo momento lo stile semplice può essere perdonato, riflettendo il punto di vista di una bambina, d’altro canto avrebbe richiesto un’evoluzione nel procedere della narrazione.

La storia narrata, già a noi nota, non ci presenta nessun nuovo punto di vista, non ci lascia nulla. Il messaggio finale è poco chiaro, confuso, come se fosse stato scritto di getto, nella foga del momento; se ne avverte l’intensità, si intuisce che l’autrice ha davvero provato ad esprimere se stessa, ma forse una maggiore attenzione, nell’ultima parte, avrebbe giovato.

Inoltre, gli occasionali errori logico-sintattici fanno scendere notevolmente il livello della storia, e mi dispiace davvero doverle dare un voto tanto basso, in nome del fatto che credo che Memory si sia davvero presa cura del suo racconto.

Piccoli maghi crescono: l’era dei Malandrini. di Minerva74

Angelina J e CharlotteDoyle hanno letto la storia di Minerva74. Ecco le loro recensioni.

Angelina J

La fanfiction è davvero scritta bene; molto ben dettagliati tutti i particolari riguardanti ognuno dei personaggi, l’arrivo della lettera, le emozioni al binario… hai descritto gli attimi più significativi della prima partenza per Hogwarts per tutti loro, rispettando le loro caratteristiche. Devo dire che la tua storia si avvicina molto alla mia idea personale di come si è svolta quella giornata. Lo stile si adatta molto bene al tipo di trama, buona la punteggiatura che rende la lettura piacevole. Se devo trovare un punto debole, è nella citazione, forse un po’ marginale all’interno del racconto; magari si poteva cercare di adattarla anche agli altri personaggi, ma questa è solo una mia opinione. :)

CharlotteDoyle

Andando al sodo: la lettura è stata piacevole, e nel complesso la storia mi è piaciuta. E’ lunga, ma rimane compatta, e affronta in modo abbastanza equo le vicende dei molti personaggi protagonisti. Elencherò tuttavia sia i punti migliori che quelli, secondo me, meno convincenti.

Anzitutto, la rivisitazione dell’amicizia di Lily e Snape da I Doni della Morte secondo la tua storia: non scontata, non identica a quella del libro, mentre leggevo sapevo cosa stava succedendo, ma continuavo a leggere perchè hai aggiunto dell’altro. Per quanto riguarda Petunia, ho trovato il suo personaggio molto ben svolto, soprattutto perchè non c’è giudizio su di lei (così come non c’è su Peter, anche se le sue parti non sono molto entusiasmanti, come dire, mi sono parse un po’ frettolose). Un’imprecisione, credo: Petunia dovrebbe essere bionda tinta, magari da piccola aveva i capelli del loro colore naturale.

All’inizio non ero tanto convinta sulla coerenza della tua cronologia con quella canon del Mondo Magico, ma riguardando il Lexicon mi sono resa conto che la prima ascesa al potere di Voldemort non ha date molto precise, e quindi la tua versione (Voldemort che dagli anni ‘60 comincia a raccogliere sostenitori) funziona; tuttavia non sono molto certa del fatto che sin dal 1970 (che è indicato come il vero inizio degli anni del terrore) Voldemort fosse così conosciuto e riconosciuto (anche da parte dei bambini), e soprattutto che le sue azioni “terroristiche” (se possiamo usare questo termine) fossero già così clamorose (rapimenti, torture, come descritto da Remus, anche se di fondo noi vediamo un solo evento grave di questo tipo durante l’anno, quindi di fatto sembra che non ci sia, alla fin fine, tanto movimento), nonché provvedimenti seri da parte del Ministero, anche perchè per un certo tempo la società magica sembra avergli dato (a Voldemort) credito. A proposito di questo passaggio, mi è piaciuto come hai narrato delle relazioni tra i personaggi, non solo Malandrini e poi Lily e Severus, ma anche tra Lily e Remus e tra James e Lily (in un certo senso), e naturalmente tra James e Severus. In questo modo hai unito le vicende in modo che si parlasse di una sola storia piuttosto che di tante separate.

Altro sulle caratterizzazioni: le migliori, a mio parere, sono state quelle di Remus e di Lily. Come ho detto sopra, quella di Peter mi è sembrata un po’ troppo veloce; per quanto riguarda James e Sirius, invece, ho avuto qualche problema. James: nella lettura non ho riscontrato moltissimo quel comportamento che gli rimprovera la madre e che è anche un po’ il motivo della storia: non lo so, fa amicizia da subito, magari con Sirius, che è presuntuoso quanto lui, ma non lo vedo mai molto (veramente) distante dagli altri. Per Sirius, invece, ho come avuto l’impressione che le sue opinioni (vedi quello che dice alle cugine) siano troppo sicure per un bambino di 11 anni, che prima di andare a Hogwarts ha sempre vissuto nella casa dei suoi genitori, che gli hanno impartito certi ideali. A cui lui magari già vuole ribellarsi, ma come fa a sapere già qual è una strada diversa? (E, ancora: come fa, considerando sempre la famiglia, e l’età, a conoscere già tanto bene la moda Babbana?). Forse una fonte può essere Andromeda, ma ancora penso sia poco realistico - per lui, insomma, alcuni comportamenti mi sono sembrati come anticipati, degni magari di un Sirius quindicenne. Sarebbe stato forse più interessante vederlo scoprire cosa c’è al di fuori della sua famiglia.

Errori: fai attenzione a non dividere soggetto da predicato con la virgola (a volte può sembrare che vada bene, ma non è mai così - salvo in caso di incisi e cose del genere). “Sì” con l’accento sulla ‘i’ se affermazione. Quidditch Premier Ligue o League? Attenzione anche i nomi Babbani (ViviEnne Westwood - che a quanto mi risulta, però, non comincia a vendere prima del 1971).