I colori dell’armonia di rik
Scoprirsi adulti - Un nuovo inizio di eilantha
E’ la volontà che fa un uomo grande o piccolo di Jane Gallagher
Il divano dei fondatori di Andrew
Accendere una lampada e sparire di Laurie
Ho pensato di cominciare questa recensione con un piccolo commento per ogni capitolo di questa storia, per poi dare un giudizio complessivo alla fine.
Questo capitolo è ben articolato, la trama è originale, in particolare per la scelta di inserire un personaggio di nazionalità straniera; questa scelta comporta lo sviluppo e la descrizione di particolari situazioni legate all’ambientazione in una nuova cultura, cosa che non è stata assolutamente trascurata in tutto l’arco narrativo della fanfiction, anzi, direi che gli è stato dato un ruolo abbastanza importante. Notevole il fatto che già da subito l’autore abbia cominciato a creare un clima di “suspance”, di mistero, riguardo al personaggio principale, coinvolgendo il lettore in modo completo. Tutti i personaggi sono ben presentati, e già da questo capitolo cominciano ad emergere le loro peculiarità. Il linguaggio, nel suo insieme, è buono, armonioso e scorrevole.
Questo capitolo è stato ben studiato, essendo il punto di congiunzione tra l’inizio e la fine; di conseguenza anche il personaggio di Maria è stato congeniato in modo da rispondere a questo compito di svolgimento della trama. Ho apprezzato particolarmente il discorso della protagonista sull’onore, assolutamente inerente al tema proposto dal contest. Un aspetto notevole, che da un tocco di classe alla narrazione, è che, nonstante lo sviluppo sempre attivo dei personaggi, ci sia sempre un richiamo discreto all’argomento della gara. Il linguaggio continua ad essere ben usato e sempre scorrevole, anche se con qualche piccolo errore di distrazione.
Mi è piaciuto molto l’utilizzo dell’incantesimo del pensatoio, è stata una trovata molto utile per far conoscere al lettore alcuni dettagli del passato di Maria, in modo che non rimanesse incompleta la sua storia personale. Se devo proprio fare un appunto è sul finale, un pochino affrettato a mio avviso, potevi dedicarci qualche riga in più. Sembrerò ripetitiva, ma il linguaggio è sempre molto buono, ben si adatta al contesto e rende la lettura molto piacevole e scorrevole.
In generale si tratta di una fanfiction decisamente riuscita, ben strutturata la sua trama, originale nei contenuti, con dei personaggi ben caratterizzati e abbastanza complessi nelle loro storie personali. La cosa che apprezzo di più è che, nonostante l’attenzione posta sullo sviluppo dei protagonisti, l’autore abbia dato buono spazio alla narrazione del tema del contest, fondendo insieme le due cose e cogliendo, a mio avviso, completamente la “sfida” di questa gara.
Storia interessante non tanto per l’uso di personaggi originali quanto per quello che vuole raccontare, soprattutto in relazione al tema delle Case di Hogwarts, e ancora meglio dell’unità tra le Case. Per quanto riguarda il plot, gli episodi sono senz’altro significativi anche presi separati, e sebbene il percorso lungo gli eventi sia ben determinato, non è da escludere che si sarebbe potuto continuare. La storia ha comunque un inizio e una fine ben definiti, e proprio a proposito di questo la scena iniziale e la sequenza finale prendono molto e rimangono impresse; lo sviluppo interno però è un po’ lento, e a volte i dialoghi sembrano troppo trasparenti (o evidenti): insomma, decodificano troppo quello che la storia già da sola vuole significare (forse il lettore non vuole farsi dire tutto, può arrivarci da solo).
I personaggi. La protagonista, Maria Krims, risulta ben caratterizzata e molto umana, sebbene a tratti ricordi un po’ troppo (e stranamente, vorrei aggiungere, ma forse sono solo io) Hermione. In ogni modo mi è piaciuta molto, l’approccio ai suoi problemi è realistico e non eccede nella caricaturizzazione, cosa molto importante, soprattutto dato il tono della storia. Mi ha fatto piacere ritrovare nel suo background i personaggi di “In guerra e tra le pozioni”
(E questa è l’unica volta in cui nomino l’altro tuo lavoro, perché non voglio fare paragoni.)
Cedric, personaggio secondario, risulta vicino al suo originale in GoF, ma assumendo il ruolo dell’aiutante a tratti rimane un po’ troppo idealizzato. Ho ritrovato comunque con grande piacere la caratterizzazione di Victoria Frobisher, aka “lo stesso piede in molte migliaia di scarpe” - davvero molto divertente, e non solo nel suo ruolo di comic relief. Parlo di questi tre come un altro trio, perché nelle loro ‘avventure’ si intende anche che non è solo con Ron-Harry-Hermione che Hogwarts viene riscoperta come luogo di crescita. Gli altri personaggi, per quanto mi riguarda, rimangono più funzionali al plot che alla loro caratterizzazione, e sta bene così. Simpatica la fugace apparizione di Tonks.
In essenziale, un ottimo lavoro.
E’ buffo come la tua fanfiction sembri quasi un sequel concettuale di quella di Laurie, una risposta alle teorie di “Accendere una lampada e sparire”. Cedric Diggory ha un ruolo molto importante in questa fanfiction ed incarna un po’ l’archetipo di quelli che utilizzano la contesa per migliorarsi e non per guerreggiare. In questo è perfettamente in-character - visto che ha un ruolo simile anche nel Calice Di Fuoco – ed hai saputo ben descrivere la psicologia del personaggio pur non prendendolo come protagonista. La protagonista, Maria, mi ha convinto di meno. Sempre ben caratterizzata, ma con qualche tratto vagamente mary-suesco: ad esempio, non è proprio tipico di un’undicenne essere così posata, così profondamente riflessiva. Del resto mi è piaciuta molto l’evoluzione che Maria compie nel modo di relazionarsi con la gente attraverso i tre capitoli, ed anche la descrizione del suo ricordo (bello il collegamento coi personaggi di In guerra e tra le pozioni, voglio uno spin-off!).
Il plot mi piace come mi piace anche la scelta dell’epoca in cui ambientare la fic e della Casa di appartenenza dei personaggi principali, la bistrattatissima Tassorosso. Il ritmo è piuttosto serrato e questa è una cosa che ho apprezzato molto, dato che la fanfiction copre l’arco di un anno ed il rischio di diventare prolissi c’era.
La tua prosa d’altronde riesce bene a condensare gli eventi e a rendere le scene molto dense ed efficaci, con un lessico adeguato e molta attenzione ai dialoghi e alle descrizioni.
La storia va, è piacevole e centra il tema delle case, dell’appartenenza, dei conflitti, dell’amicizia… Solo non riesco a capire come Maria possa cambiare così di botto. Da un’assoluto disprezzo per il genere umano (o quasi…) a avere degli amici carissimi eccetera. Carina l’idea della gara di Pozioni, i personaggi molto simpatici. magari però Vicky ricorda un po’ troppo Luna Lovegood. Simpaticissimo il giovane cedric, che è aderentissimo a quello del libro. La storia, insomma, va. l’intreccio è un po’ elementare, ma non è male. Purtroppo il confronto con le altre lo tiene un po’ a fatica. Il voto non toglie nulla alla storia, è più di paragone con le altre.
Dunque, la storia mi è piaciuta; non pretende di raccontare fatti eclatanti ma è ben congegnata e ben centrata sul sentire dei personaggi la cui evoluzione è logica e credibile.
Se posso permettermi, l’incipit con il cappello parlante che parla polacco è una genialata ;). Una cosa invece mi ha lasciata perplessa: perché chiamare una ragazzina polacca Maria? Non sarebbe stato meglio un nome, non dico polacco, ma almeno inglese visto che metà della sua famiglia lo è? Ovviamente la cosa non influisce affatto sulla storia; solo, a rifletterci su, stona un poco.
Ottima la caratterizzazione di Cedric e di tutti i personaggi in generale per quanto, soprattutto nel primo capitolo, si abbia la sensazione che tu abbia faticato un po’ per non sconfinare nell’ambito della Mary Sue (Maria e Cedric). Lo sconfinamento effettivamente non c’è, e andando avanti con la storia la sensazione diminuisce. Però all’inizio fa un effetto un po’ strano. In ogni caso, trovo il tuo modo di caratterizzare i personaggi davvero esemplare, considerato soprattutto che la maggior parte sono degli originali.
Al contrario, non sono molto convinta delle ‘descrizioni fisiche’. Forse sono queste che sembrano dare un tocco da Mary Sue? A tratti, i vari “morbido”, riferito alla pelle e ai capelli, o altri aggettivi che adesso non ricordo - comunque universalmente abusati nelle descrizioni - sembrano non rendere giustizia ai personaggi. La qual cosa può anche essere determinata da un mio rapporto personale con la lingua, quindi mi limito a prenderne nota ma a non considerarla nella valutazione numerica.
Stona un po’ l’eccessiva cesura dopo la “gara” di pozioni. Magari avresti dovuto mettere qualcosa (degli asterischi, dei trattini) per segnalare un’interruzione che, secondo me, avrebbe avuto senso se a conclusione di un capitolo o di una sezione narrativa, ma che così sembra lasciare il discorso un po’ in aria.
Praticamente perfette le conversazioni che hanno un ritmo narrativo molto curato - “che funziona”, oserei dire. Eccellente anche la capacità di creare atmosfera e trascinare il lettore dentro la storia.
Long fiction ad ampio respiro, che si focalizza sugli esordi di un’annata, quella di Cedric e dei gemelli Weasley, che seppur importanti nella storia della Rowling, spesso sono rilegati in un angolino nel mondo delle fanfiction.
Non conoscendo la maggior parte degli alunni di Hogwarts che iniziano i loro studi negli anni precedenti a Harry, è notevole la presenza di personaggi originali. Dei principali, in questa storia, solo due, Cedric Diggory e Victoria Frobisher, hanno avuto al loro attivo, seppur di entità diverse, delle apparizioni nei romanzi. Curiosa la scelta di Victoria, che viene indicata (per lo meno da Lexicon) come da uno a tre anni più giovane di Harry; tuttavia, essendo la sua unica comparsa nel quinto romanzo, ai tryout di Quidditch, un suo ipotetico essere dell’ultimo anno è, seppur non probabile, neanche in contraddizione con il canon.
L’idea di utilizzare il cognome Madley presumo sia correlata alla presenza di una Madley Laura tra le matricole del Calice di Fuoco, considerando come non sia insolito che membri della stessa famiglia finiscano nella stessa Casa.
La caratterizzazione dei personaggi presenti in questa fanfiction è sicuramente di buon livello, a tutto tondo, tesa a sottolineare pregi e difetti di ogni persona. Anche chi compare solo per brevi stralci, come i gemelli Weasley, non è appiattito in ruoli precostituiti e bidimensionali, ma acquista un buon spessore. Se ho un appunto da fare è che, personalmente, mi sono parsi in alcuni casi un po’ troppo maturi per i loro undici/dodici anni.
Il tema del Concorso è affrontato da un’ottica particolare, che prende in considerazione sia la libera scelta di ogni ragazzo di essere smistato dove vuole, sia il significato che può avere essere smistato in una Casa piuttosto che in un’altra.
Per quanto riguarda stile e forma, è una fanfiction scritta bene, con costruzioni lineari e lessico appropriato, un paio di sviste e alcune virgole mancanti non tolgono il piacere della lettura.
Tirando le conclusioni, sicuramente un buon lavoro e una piacevole storia.
Ho letto con molta (?) attenzione tutta la storia in un sol fiato. La trama regge, non ci sono particolari irrilevanti ma solo il necessario, raccontato in un ottimo stile che s’addice molto al tipo di storia che hai inteso raccontare. È una trama “pulita” come la forma (vedi più giù), che non distrae il lettore occasionale o il lettore NON occasionale (me, ad esempio) dallo scopo del racconto. “Quale scopo?”, mi sono chiesta fino alla fine. Il mezzo per scoprire lo scopo si era manifestato già dall’inizio, con l’entrata in scena di Maria. Confesso di aver sperato, essendomi affezionata molto a lei, che il tema del concorso fosse incentrato unicamente su questa ragazzina, ma è stato comunque orchestrato bene: sarò tarda di comprendonio io, ma non avevo capito che fosse Cedric il personaggio da cui filtrare lo scopo, ovverosia parlare dei Tassorosso (IL Tassorosso per eccellenza, dalle parole di JK Rowling. Chissà perché l’ha ucciso, ‘sto poveraccio… Mi era simpatico…). Sono quattordici pagine narrate bene, che mi hanno tenuto compagnia durante l’ora di religione. A questo punto non aspetto altro che una tua prossima longfiction!
Mi premi, come al solito, un tasto dolente. Io ho un odio sviscerale (o quasi, non esageriamo!) per i personaggi originali. Perché, spesso e volentieri, sono o macchiette al limite dell’inverosimile, o delle Mary Sue/Gary Stu allo stesso modo inverosimili. Ma di ciò che ho letto della tua produzione, non è il tuo caso. I tuoi sono personaggi delineati in modo chiaro e preciso, con uno scopo nella storia. Non sono gettati lì ma hanno un ruolo. E questo, direi, è già tantissimo. Parliamo un po’ della protagonista: Maria Krims, bambina polacca da parte di madre. Questa della “straniera” venuta da chissà dove è un clichè STRAabusato per le succitate Mary Sue. Tu, invece, riesci quasi a renderlo un particolare irrilevante, riuscendo quasi a farlo dimenticare alla mente del lettore attento, che, sicuramente, avrebbe aggrottato le sopracciglia già folte di loro e pensato: “Un’ALTRA straniera? Cos’è, scarseggiano le inglesi?”. Ottimo.
Mi ha molto interessato anche Cedric, nonostante, rispetto a Maria – o almeno, ai miei occhi – ha avuto un ruolo minore, nonostante l’accenno finale alla sua abilità nell’unire le Case.
I personaggi di secondo piano, infine, hanno un loro perché.
Forma: La forma è povera di estetismi inutili, e detto da una persona come me, che cerca il particolare in una tazza di caffè (è vero, questo, lo posso giurare) è un grande complimento. Sono una di quelle persone che ha bisogno di descrivere anche il granello di polvere che si posa sul malcapitato di turno, e invidio tantissimo chi riesce ad evitarsi pippe mentali del genere. Sul serio. Hai reso il tuo stile uniforme durante tutti i capitoli della storia: non so se te l’ho già detto prima, ma adoro il tuo modo di rendere i personaggi. Fin dai tempi di “In guerra e tra le Pozioni”.
Ah! Stavo per dimenticare: ho incontrato un paio di errorini (giusto un paio, non di più) di battitura o distrazione durante la lettura. Non ricordo proprio più dove sono, ma ci tenevo a scriverlo, per amor di cronaca.
Aderenza al tema: La mia risposta è un sì. Non un sì eccellentemente completo, ma un buon sì. Mi è piaciuto molto il tuo modo di parlare di una Casa ignorata dai più, anche solo per il coraggio di definire questi poveracci maltrattati pure dalla loro stessa creatrice…
Scoprirsi adulti – Un nuovo inizio di eilantha
Uno dei pregi di questa fanfiction è la cura per i particolari, sono ben descritti ma non risultano mai noiosi o superflui ed è per questo che è molto semplice immedesimarsi nelle situazioni descritte e nei personaggi, questa è una delle cose che rendono una storia particolarmente apprezzabile. La scelta della trama è abbastanza originale, anche se non è certo rischiosa essendo una prosecuzione immaginaria del Canon, però hai evitato di cadere nella banalità e non sempre ci si riesce. La cosa che mi ha lasciata un po’ perplessa mentre leggevo è la descrizione delle quattro case, l’ho trovato rigida e “scolastica”, si poteva renderla un po’ più scorrevole cambiando qualche particolare, personalizzandola un pochino. Altra cosa a cui fare attenzione è la punteggiatura, qualche punto di troppo rende la lettura leggermente statica, ma niente di grave. I personaggi sono dinamici nelle conversazioni, brillanti e simpatici; il linguaggio è adeguato al tipo di racconto e c’è una buona aderenza al tema del contest.
Questa storia mi lascia perplessa per due aspetti, entrambi riguardanti, seppure in modo diverso, il plot. Anzitutto, infatti, è necessario parlare del modo in cui hai immaginato il futuro in Harry Potter: è una questione soggettiva, naturalmente, ma purtroppo qui cadi in due cliché delle next gen fic: il primo è che i figli dei protagonisti abbiano tutti la stessa età; abbiamo addirittura… tre gemelli? (non mi spiego bene, poi, Sirius e James sono gemelli omozigoti, ma nello stesso tempo Lily e (Sirius e James) sono eterozigoti? Forse ho capito male, ma sembra strano.), più un cugino nato nello stesso anno (dicembre, che però secondo il sistema inglese è contato come il nostro aprile: per farlo rientrare ‘per un pelo’ nello stesso anno avresti dovuto parlare di agosto), che già poni anche tu come una cosa “poco credibile” (dici che nasce a dicembre per farlo rientrare ‘per un pelo’, però secondo il sistema inglese dicembre è il quarto mese dell’anno scolastico e conta come il nostro aprile: per far rientrare Remus ‘per un pelo’ nello stesso anno avresti dovuto parlare di agosto). E infatti questo è il primo problema: la poca credibilità. Secondo, i nomi presi da i genitori di Harry e dai loro amici: a prescindere dalla scelta di per sé, se poi usi comunque dei ‘nickname’ per distinguerli (e Jim per James è più corretto) tanto varrebbe trovarne di completamente nuovi, perché il ricordo del personaggio passato confonde e allo stesso tempo non rende il senso che vorrebbe (visto che poi - positivo - i caratteri non coincidono).
Il problema che tuttavia mi sembra più centrale rispetto a questo primo, che magari può dipendere dai gusti, dalle fanfiction lette in precedenza, ecc., è più strettamente relativo alle tue scelte narrative: la prima parte della storia è buona, ci presenta una situazione vivace che, sebbene non ancora comprensibile, riesce interessante; poi però si cade nella noia perché la fanfiction si esaurisce non tanto in una narrazione, ma in una descrizione: Lily fa le sue spiegazioni, pone i suoi schemi ideali, e il tema delle Case è toccato, sì, ma senza mostrare più niente. Un’interazione maggiore tra i personaggi (più che le loro descrizioni), se non direttamente la scena dello Smistamento, poteva essere una scelta più consona, più narrativa. Insomma, l’idea buona c’è, ma poteva essere sviluppata meglio.
…i presupposti c’erano tutti. Ho letto i primi due episodi di Scoprirsi Adulti e mi sono piaciuti sia per il plot e la caratterizzazione che per i personaggi; la tua prosa è molto scorrevole e senza errori. Purtroppo però il tuo lavoro ha delle lacune piuttosto consistenti per quanto riguarda il plot, la caratterizzazione dei personaggi ed anche un po’ l’aderenza al tema del contest.
La trama è quasi inesistente – mi sembra che la storia sia tagliata a metà, come se tu non avessi voluto finirla o come se mancassero dei capitoli – ma soprattutto ciò che mi dà fastidio è che il tutto ruota intorno ai tuoi personaggi principali, che poi però non assumeranno un ruolo attivo ma si limiteranno ad essere presentati da Lily. Capisco che sia bello parlare dei propri personaggi senza calarli in una vera e propria storia, anch’io avevo l’abitudine di compilare una scheda per ogni personaggio inventato e poi rivederla, ampliarla etc., però una fanfiction non è il luogo migliore in cui fare questo. E’ un ottimo esercizio, ma ti consiglio di non trasformare questo tipo di esercizi in fics. Quasi sempre non ne vale la pena.
Per quanto riguarda l’aderenza al canon il discorso è un po’ diverso. Di sicuro il tema principale c’è, ma ho l’impressione che non sia stato ben sviscerato. In fin dei conti Lily non fa che ripetere quello che dice Dumbledore nei libri (quelle che davvero contano sono le nostre decisioni etc.), non mi sembra che tu abbia infilato nel tuo lavoro un’interpretazione personale o un’idea originale su cosa siano e cosa significhino le Case di Hogwarts.
Per il resto, buoni i dialoghi, buone le descrizioni e ottima lo stile come dicevo prima. Mi dispiace proprio di non poter dare un voto alto a questa fanfiction perché solitamente i tuoi standard sono molto più alti. Ritorna presto sulla retta via ; )
Niente da notare. La forma è ottima, buono, anzi buonissimo, lo spunto, divertente e coinvolgente l’impostazione. Il tema è centrato in pienissimo. La cosa migliore è il finale, che non solo dimostra la preparazione dell’autrice per quanto riguarda il canon, ma secondo me mette in evidenza il vero spirito delle Case e dello Smistamento. Simpatici anche i personaggi in sè, e i nomi sono una chicca. Da notare anche Ginny come direttrice del Cavillo (per una volta non è ne Guaritrice nè Auror!), ci sta da favola. Peccato non sia specificata la professione di Ron, sarei curiosa di sapere dove lo mette!
Posto che non ho letto Scoprirsi Adulti e che quindi è possibile che mi sfugga qualcosa, la fanfiction in realtà non mi convince molto. Anzitutto sembra non avere una vera trama; è incentrata sulle paure e sulle aspettative dei personaggi, il che è okay, ma probabilmente non le approfondisce dal giusto punto di vista perché sembra un po’ campata in aria.
Non condivido la scelta di nomi lunghissimi e nomignoli cortissimi per i personaggi, crea un po’ di confusione.
Sembra fuori luogo anche lo stile scelto per raccontare la storia, a tratti un po’ troppo… esagerato? per una ragazzina di undici anni. E’ un peccato perché, in fin dei conti, l’idea è carina, senza considerare il fatto che tu sembri avere un’abilità particolarmente sviluppata per le descrizioni dei personaggi.
“…ho l’impressione che quando li tengo sciolti, dopo un po’ di bizze, si fermino in una posizione, tra lo spettinato e lo sconvolto, e non si muovano più da lì.”
Questa frase meriterebbe un oscar apposito.
“Io sono una pignola. Sono studiosa fino all’ennesima potenza, mi metto sempre in competizione con gli altri, ma la vittoria non placa la mia competizione. Cerco sempre stimoli nuovi e per questo spesso mi si trova con un libro in mano. Ma poi, a volte, mi fermo, proprio come oggi, e sembro svampita nell’osservazione del nulla.”
Anche questa è decisamente ottima.
Ovviamente prendi la recensione come un’opinione personale e nient’altro;) .
Una one-shot che si legge molto velocemente e che scorre via senza intoppi. La forma è, infatti, proprio la parte migliore della fiction. Un linguaggio semplice, frasi piuttosto corte e lineari, che ben si adattano alla scelta di aver affidato la narrazione a una ragazzina poco più che undicenne.
La nota migliore, dicevo, veniamo dunque a quello che mi ha convinta meno.
Finché si presenta uno scenario con Ron/Hermione e Harry/Ginny sposati, nulla da obiettare, ma poi, scendendo nella vita di coppia, scopriamo che hanno un totale di quattro figli (convenientemente proprio il numero esatto per dar loro i nomi dei tre Malandrini più Lily, e proprio il numero di Case di Hogwarts), tre gemelli e un cugino, nati alla distanza temporale giusta per iniziare a frequentare Hogwarts contemporaneamente (a proposito, perché Remus non ha ancora compiuto undici anni, quando dai libri traspare che bisogna averli compiuti per accedere al primo anno?), beh, questa mi è parsa una soluzione piuttosto irrealistica, per quanto utile ai fini della storia.
È praticamente impossibile parlare di una caratterizzazione per James, Sirius e Remus, i pochi tratti, che ci fornisce la narrazione di Lily, sembrano più frasi scelte allo scopo di ricoprire tutte e quattro le Case (altro punto, questo, che mi è parso un poco inverosimile), che non alla presentazione dei tre ragazzi.
Lily, indubbiamente avvantaggiata dall’essere la narratrice, ne esce delineata sicuramente meglio.
Persa nei suoi pensieri, tanto da ricordarsi di presentarsi solo a metà racconto (curiosità, perché inserire tutti i doppi nomi, tranne che per Hermione e Ginny?), insoddisfatta finché non riesce a trovare un bandolo alla matassa.
La trama, seppur nella sua semplicità, è fresca e adatta all’età dei protagonisti, di chi spesso trova problemi più grandi di quelli che non siano in realtà, per poi convincersi facilmente della soluzione.
La coerenza al tema proposto, sebbene presente nella breve descrizione dei quattro ragazzi e nel duplice richiamo al ricordo di Harry (“sei tu che scegli, non solo il Cappello”), mi è parso affrontato in maniera superficiale e abbastanza forzata (impressione forse dovuta all’irrealismo di cui parlavo in precedenza).
Purtroppo non ho avuto modo di leggere la storia (le storie?) precedenti a questa oneshot, quindi il mio giudizio sarà influenzato dall’incomprensione parziale delle svolte di questo racconto. Innanzitutto, partendo dall’inizio: mi è sembrato scontato e poco originale, soprattutto nel modo in cui (mi) presenti un personaggio che per me è totalmente nuovo e che si discosta non poco dalle mie certezze nel leggere di persone che già conosco, come Harry e compagnia bella. Non mi sono sentita per nulla in sintonia con Lily Ginevra Potter, che racconta dei paesaggi che vede fuori dal finestrino, legge il Cavillo e si lamenta dei suoi fratelli. Non mi dice nulla di particolare su se stessa, ma presenta questi fantomatici “James Arthur Potter” e “Sirius Ronald Potter” come se fossero delle macchiette. Tutto ciò che segue non m’ha detto nulla di particolare, anzi; è una narrazione che mi dice tante cose di cui non mi sarebbe interessato molto sapere. La parte che tratta delle Case, infine, risulta lenta ed inefficace, visto che a metà storia già non ricordavo chi era James, chi Sirius e chi Remus. In questa oneshot mi racconti di personaggi di cui non conosco il background: questo è stata la falla nella storia, che presa da un altro punto di vista e con un bagaglio di particolari e di informazioni corrette sarebbe risultata piacevole al lettore, perché non è brutto il tuo modo di scrivere, anzi.
Non ho ben capito l’esclamazione sulla nonna che la ucciderebbe (Lily), se sapesse che sta parlando con noi lettori e non s’è ancora presentata: ti riferisci forse a Molly Weasley? Perché, in caso contrario, si parlerebbe di Lily Evans, che non può fare nulla per la sua nipote omonima… Se si tratta di Molly, allora, vorrei far notare che, almeno a mio parere, non mi sembra una madre/nonna di famiglia che si attacca a queste cose, o almeno, non si arrabbierebbe tanto da causare la paura dei figli/nipoti nel far qualcosa a lei poco gradito.
Purtroppo la caratterizzazione dei personaggi è stata, almeno a mio parere, poco elaborata. Come ho già scritto precedentemente, i personaggi non hanno spessore perché, almeno alla mia lettura, non hanno avuto background. Non hanno passato, e quello che ci dici sulle Case in cui andranno non mi suscita nessun interesse. Peccato, perché sarebbe stato un ottimo elaborato, se reso in modo migliore.
Ah, dimenticavo: non avendo letto le storie precedenti a questa, non capisco perché sia Ginny la direttrice del Cavillo, e non Luna.
Non ho nulla di concreto da ribadire riguardo la forma. Appunto però che non mi sono suonate molto fluide alcune parti della storia; più frasi che parti intere, comunque, e più alcuni dialoghi che frasi della narrazione. Attenzione a te e un “argh” in onore dei moderatori disattenti (fra cui me, ovviamente): Hufflepluff si scrive con due effe finali.
La frase finale è simpaticissima, anche se abusata in molti testi.
Il racconto si incentra su questi nuovi personaggi e li utilizza per descriverne le differenze fra le Case e la tristezza di questi al pensare che verranno divisi in base alle loro caratteristiche; questo sarebbe molto interessante se fosse sviluppato meglio, facendo capire al lettore cosa pensa, anche in modo introspettivo, ognuno di loro. La speranza finale, comunque, rende questo mio appunto un po’ vacillante. Ma credo che avrebbe avuto più impatto su di me se avessi ispezionato meglio (come in un ripostiglio con la polvere, per fare un esempio drastico) le emozioni di questi tre, che si trovano le loro aspettative crollare di fronte alle nuove conoscenze che hanno acquisito.
È la volontà che fa l’uomo grande o piccolo di Jane Gallagher
La scelta della trama è insolita e mi ha positivamente stupito, non ho trovato tante fanfiction che iniziassero nel dormitorio e con solo due personaggi, quindi sei stata brava ad articolare lo scambio di battute fra i due protagonisti senza renderlo noioso e scontato. I personaggi… ecco, se devo trovare un punto debole è nella caratterizzazione, li ho trovati un po’ spenti nei momenti in cui non parlano fra di loro, si poteva dedicare qualche attenzione in più alla loro descrizione. Il linguaggio è buono, i dialoghi movimentano le situazioni e sono ben costruiti. La cosa che da veramente un tocco in più a tutta la fanfiction è l’ultima frase di Sirius, “Invece io credo che ci voglia proprio un bel coraggio per dire la propria quando qualcun altro sta decidendo del tuo futuro”; a qualcuno potrà sembrare una frase fatta, ma io l’ho trovata efficace e strategicamente posizionata, riassume tutto quello che significa essere Grifondoro e detta da Sirius assume una certa “importanza”.
L’aderenza al tema del contest è abbastanza buona, considerando il fatto che la scena si svolge solo fra due persone, per lo più della stessa casa.
Di primi incontri tra Remus e Sirius se ne sono visti tanti: questo rimane particolarmente impresso? Non sono abbastanza ferrata nel genere per poterlo dire, ma ti dirò quello che ho notato per mio conto.
Il plot è molto semplice, e dipende soprattutto dai due personaggi, quindi cominciamo da loro: Sirius è divertente, e il suo personaggio è sviluppato in modo molto coerente rispetto alla sua caratterizzazione futura, quella originale: ancora non amareggiato, ma lo stesso polemico e contestatore, curioso e sfrontato: un ottimo Sirius undicenne, insomma.
Remus, d’altro canto, però, mi lascia un po’ perplessa, non tanto per la sua ritrosia e i suoi “sensi di colpa” (se così li vogliamo chiamare), quando per il modo in cui parla, troppo diretto, troppo poco aderente al personaggio che si trova ad interpretare in quello stesso momento (a prescindere da quello che poi diventerà).
Ecco, un po’ il punto debole di questa storia sono i dialoghi, perché il significato che vuoi trasmettere colpisce senz’altro (e la battuta finale, a riprova, è fondamentale), ma allo stesso tempo questo botta e risposta sembra poco fluido, più per il modo in cui è stato espresso che per i contenuti. Forse avrebbe reso maggiormente se più veloce.
Mi dispiace di dover dare a questa fanfiction un voto più basso di quello che ho dato ad altre ugualmente ben scritte e ben strutturate, ma visto che da questo punto di vista questa edizione del contest è stata eccellente, ho pensato che fosse giusto premiare l’aderenza e l’originalità con cui ogni fanfiction ha risposto al bando di concorso. Non che il tuo lavoro non rispetti il tema, ma semplicemente, insieme a quello di Eliantha, è il meno originale, perché affronta un concetto già più volte ribadito nei libri.
La scelta del momento e dei personaggi però è stata molto apprezzata, con un Sirius caratterizzato ottimamente, che presenta i tratti base del Sirius adulto che noi conosciamo ma si percepisce comunque il suo essere un po’ “scalfito” da un’infanzia in casa Black non molto lontana nel tempo; ed un Remus davvero molto plausibile, allo stato “selvaggio” prima dell’effetto benefico della compagnia dei Malandrini. Il loro dialogo contiene degli spunti davvero ottimi – mi piacerebbe leggere un seguito o anche un prequel, con protagonista solo Sirius.
La tua prosa è molto buona, scorrevole, con un lessico molto appropriato, senza errori.
Se avessi dovuto valutare questa fanfiction al di fuori del contest le avrei sicuramente dato un voto più alto; il tuo lavoro rimane comunque molto carino.
Una interessante dissertazione sul coraggio e su cosa voglia dire essere coraggiosi. Peccato che le Case, tema della challenge siano solo una sorta di contorno. Anche questo è importante, certo, ma non è messo in rilievo. è curiosa l’idea che anche Sirius e Remus si siano trovati in una situazione simile a quella di Harry, e le reazioni sono appropriate alla descrizione che viene fatta nel Canon. Magari, però, l’autore si sarebbe potuto soffermare un po’ di più sul PERCHè Remus abbia chiesto di essere smistato a Grifondoro invece che altrove. Ugualmente avrebbe potuto specificare se Sirius abbia chiesto specificamente di finire a Grifondoro o se, come Harry, abbia semplicemente chiesto “Non Serpeverde”. Per la forma niente da dire, la storia è ben scritta e piacevole da leggere.
Direi che hai fatto davvero un ottimo lavoro.
La caratterizzazione di Sirius è perfetta, Remus è insicuro e irritato quanto basta, e il dialogo tra i due è particolarmente riuscito.
Lo stile è ottimo sia perché curato lessicalmente sia perché possiede il giusto ritmo narrativo. Eccellenti anche le puntate al quadro psicologico dei personaggi.
In sostanza, niente da criticare e tanti complimenti ancora
.
Corta one-shot, estremamente carina da leggere. Forma sostanzialmente corretta (ho notato solo un refuso, qualche virgola fuori posto e un paio di scelte lessicali discutibili), linguaggio semplice e fresco.
L’aspetto che mi è piaciuto maggiormente in questa one-shot è indubbiamente la caratterizzazione data a Sirius e a Remus. La vivacità di Sirius e il suo essere estremamente sbarazzino, il voler far colpo a ogni costo, contornati da guizzi di maggior riflessione, mi sono sembrati particolarmente azzeccati per il Sirius undicenne, che non vuol altro che mettere finalmente piede fuori di casa, ma che non è ancora (comprensibilmente) arrivato a una analisi profonda della dinamiche familiari e sociali. Esattamente come mi è parsa molto ben centrata la personalità di Remus, bimbo scontroso che si sente e sa di essere diverso, che si auto impone un isolamento che per lui è protezione, e che ancora non ha scoperto il bene prezioso dell’amicizia, è deliziosamente tratteggiato, pur solo di riflesso dalle osservazioni impertinenti di Sirius.
Comincio subito con l’esprimere un paio di perplessità, che sarebbero più in linea con il giudizio sui personaggi che sulla trama, ma sento di doverlo fare. Io ho un modo tutto mio di vedere Sirius. Ecco, penso che, prima dell’arrivo ad Hogwarts e dell’incontro con James, lui fosse più Black che Grifondoro. Certo, è diverso dai suoi parenti; ma – e questo è il ma – era un bambino che viveva in una famiglia Purosangue e dalle idee Purosangue. A mio parere, per formarsi un giudizio concreto ed imparziale sul resto del mondo, un bambino deve trovare la spinta giusta per andare dalla parte dei “giusti”, per fare la divisione che JK Rowling ha tracciato (Buoni-cattivi, Grifondoro-Serpeverde, Ordine della Fenice-Mangiamorte). A quanto ne so io, Sirius ha vissuto per undici anni di vita solo con le informazioni di “un piatto” della bilancia. Solo quand’è arrivato ad Hogwarts (e, ovviamente, ci ha trascorso un po’ di tempo) e solo dopo aver avuto la possibilità di farsi indirizzare in una strada a margine da quella scritta per lui (il Cappello Parlante lo ha indirizzato a Grifondoro, invece che a Serpeverde), Sirius si è distaccato dai Black. L’amicizia con Potter ha aiutato, e molto.
Passando a Remus: non mi piace molto il Remus tozzo di pane buono e buonino e piagnucolone. No, decisamente no. Secondo me Remus – allora bambino che di cose malvagie ne aveva viste! – è più freddo e distaccato di quel che sembra. Voglio far notare che è riuscito a nascondere a tutti la sua identità di lupo mannaro; con una buona dose di coraggio e di volontà l’avrà fatto. Per questo non mi sembra adatto a lui l’atteggiamento che gli fai avere: non mi sembra IC questo Remus che piagnucola per aver scelto lui di essere mandato a Grifondoro.
Premesso questo, passo alla trama: i dialoghi mi sembrano troppo costruiti e non suonano naturali; almeno secondo me. La narrazione, comunque, è buona.
Personaggi: Sui personaggi ho detto quel che mi sentivo di dire nella parte sulla trama. Non mi sento di ripetermi.
La storia è corretta grammaticalmente parlando; ci racconta uno spezzone di vita ad Hogwarts ed è coerente. Essere coerente è uno dei principi base di uno scritto; credimi, ci sono molte storie, anche meravigliose, che non lo sono, purtroppo.
Nel suo insieme risponderei di sì. Mi sembra ancora ingenuo tutto il comportamento di Remus, troppo per il personaggio che ho in mente io; ma mi piace il modo in cui sei riuscita ad incentrare la storia sul tema delle Case. Buona la frase sulla volontà, che è collegato al titolo.
Il divano dei Fondatori di Andrew
Se dovessi giudicare la storia in sè, sicuramente gli darei un giudizio più che positivo; trattandosi però di un contest con un preciso tema, mi vedo costretta a sottolineare come l’adesione alla traccia proposta sia piuttosto limitata. Questa fanfiction ha solo pochi richiami alle quattro case di Hogwarts, alla loro storia, e sviluppa molto poco l’argomento.. Nonostante questo, apprezzo la scelta della famiglia Thomas come protagonista; Dean, solitamente, è un personaggio marginale, e mi piace molto quando un autore decide di imbarcarsi in una storia un po’ fuori dal comune. Ho trovato un po’ contradditorio il fatto che, alla fine, la madre di Dean speri che il figlio finisca a Serpeverde, nonostante il modo in cui la famiglia Malfoy l’ha trattata. La signora Thomas è molto ben descritta, mi è piaciuto molto come hai sviluppato il fatto che sono dei babbani, con i loro atteggiamenti tipici. Il linguaggio è comunque corretto, la narrazione è scorrevole e brillante. I personaggi sono ben caratterizzati, in particolare è molto riuscita la descrizione degli atteggiamenti babbani nei confronti di un mondo totalmente diverso e nuovo come quello magico. Come dicevo all’inizio, la storia è buona, originale e con degli spunti interessanti, peccato per l’adesione un po’ superficiale al tema del contest.
Penso che tu abbia trovato un modo molto originale per sviluppare la storia che hai scelto di scrivere, il plot device del divano l’ho trovato, a suo modo, geniale. Per quanto riguarda lo sviluppo della trama in generale, posso dire che non conosco i cambiamenti che hai apportato (quelli di cui parli nelle note), ma al momento non mi convince fino in fondo, più che altro per il finale. Il plot non è cattivo tutto via, e ha un senso, però che avresti potuto legarti di più alle informazioni che abbiamo nel canon, per ampliare, per arricchire: per esempio, avresti potuto parlare del talento di Dean per il disegno, o per il calcio, e avresti anche potuto lasciare più indizi sul signor Thomas (non perché Dean dovesse scoprire la cosa). Qui c’è molto di tuo, ed è ottimo, ma al posto di Dean potrebbe esserci stato qualche altro studente nato Babbano senza molte modifiche (non so se mi spiego). Inoltre, è così chiaro nei libri che tutti sanno che è in realtà lo studente che sceglie la Casa, e non il Cappello che sceglie per lui?
In ogni modo la cosa che ho più apprezzato, dal punto di vista dei personaggi qui invece, è l’interazione che hai creato tra Dean e la madre, e soprattutto il modo in cui la madre pensa di fare il bene del figlio: ha torto (almeno secondo la tua visione, che è molto, ecco, filoGrifondoro
), ma non lo fa apposta. Per quanto possa sembrare di poco conto, io penso che tu abbia centrato un tema molto importante.
Inoltre, la madre, così… ecco, Babbana, ha avuto un ruolo fondamentale come comic relief, e lo ripeto, il filo conduttore del divano è geniale, l’”incidente” nel negozio di scope mi ha divertito moltissimo.
Molto carina, complimenti. Grazie per la panoramica su Dean Thomas, disconosciuto dalla Rowling e da una parte del fandom; ma soprattutto grazie per Libby Thomas, dalla perfetta caratterizzazione personaggiosa e perfetta caratterizzazione umana (una di quelle persone fastidiosamente sensate e “coi piedi per terra”…), che secondo una mia teoria prende una forma ben definita perché il personaggio è Babbano ed il lettore, come immagino faccia Dean, ci può ritrovare un comportamento odioso che ha visto nei propri genitori o in altri adulti.
Buona anche la caratterizzazione dei Malfoy: niente di originale – come è giusto che sia – ma comunque Lucius e Narcissa sono ben scritti.
Molto simpatica la trovata del divano nel secondo capitolo – oltre a far ridere aggiunge qualcosa al personaggio di Libby -, ed anche grazie a questa la fanfiction scorre leggera leggera, piacevole da leggere.
E’ stata una bella idea quella di provare a ri-valutare Serpeverde non semplicemente per moda come spesso accade nel fandom, ma prendendo le caratteristiche enunciate dalla Rowling stessa e facendole ponderare da un personaggio Babbano e quindi estraneo – nel bene e nel male – alla mentalità dei maghi, ma che allo stesso tempo non è lontano dall’ottica dei nostri arrampicatori sociali, o dalle semplici mamme che vogliono il meglio per i propri figli : ) Per questo punto di vista originale sulla Casa di Serpeverde, direi che la fanfiction esaurisce perfettamente quanto richiesto nel bando del contest.
Il tuo stile è buono, semplice e scorrevole (sono felice di constatare che abbiamo avuto tutte fanfiction del genere in questa edizione del contest), senza errori di grammatica o di sintassi (e sono felice di annunciare che è un sollievo non trovarne).
Arguto come sempre, Andrew… Checchè ne dica lui nelle note la forma dei capitoli non è male, anzi… sempre piacevole e scorrevole. Simpatica la caratterizzazione della madre di Dean, e curioso il fatto che sia attratta dalle caratteristiche di Serpeverde. Nel sito della Rowling infatti si dice che il padre di Dean era un membro dell’Ordine della Fenice, quindi mi sa un po’ di contraddizione. Inoltre forse si eccede un po’ con l’effetto di “non finito”, la storia sa quasi di tirato via. Peccato, perchè penso sarebbe una meraviglia se fosse un po’ più curata! Centrato il tema e originale il punto di vista in proposito.
Anzitutto i miei più calorosi complimenti. La fanfiction mi è piaciuta moltissimo, mi è piaciuta l’idea, l’impostazione, la caratterizzazione dei personaggi. I Malfoy sono palesemente Malfoy e la madre di Dean è riuscita particolarmente bene (cosa non farebbero le madri per i figli…! anche intromettersi in cose di cui non sanno niente), Dean stesso è carinissimo, piccolo e trotterellante, mentre cerca di farsi un’idea dell’intera faccenda.
Lo stile veste la storia magnificamente, è accurato ma spensierato, e tiene l’attenzione del lettore ancorata alla vicenda. In realtà non ho ben capito cosa c’entrino i “fondatori” nel titolo; parlando piuttosto di divani, la signora Thomas che entra nel negozio di scope con l’intenzione di comprarne uno è assolutamente uno spasso.
Inquadra la percezione delle peculiarità e del significato delle quattro Case di Hogwarts dall’originale punto di vista esterno, di un Babbano adulto, più focalizzato sulle implicazioni future di quel che comporta l’educazione scolastica che non sul presente.
Una scelta, questa, che mi è molto piaciuta, specie per l’analisi cinica, ma a suo modo onesta e veritiera, della Signora Thomas.
Se le dinamiche figlio/madre, il loro comportarsi, il loro diverso porsi davanti alla futura esperienza scolastica di Dean, mi sono tutte parse di buon livello, non mi ha convinto molto la caratterizzazione (o la mancanza della tale) dei Malfoy, che mi sono parsi semplici macchiette bidimensionali. Così come, nella lettura, non ho potuto fare a meno di notare quanto fosse strano che una famiglia come la loro entrasse a Diagon Alley via Londra Babbana e Paiolo Magico. Sappiamo, dal secondo libro, che i Weasley, ad esempio, usano la Metropolvere per dirigersi a Diagon Alley, che i Malfoy disdegnassero un trasporto puramente magico a favore di una passeggiata tra i Babbani, mi è parso alquanto bizzarro.
La forma, seppur sostanzialmente corretta, presenta alcune frasi la cui costruzione è poco lineare, e alcune scelte verbali non ottimali.
Ho assolutamente bisogno di dire una cosa, prima di tutto: è da quando ho letto per la prima volta questa storia che mi chiedo perché Libby abbia riportato indietro subito il divano su cui era tanto comoda, solo perché era seduta lì quando le hanno dato la scioccante notizia. Credo che abbia qualche riferimento al titolo, quindi, ma non ho capito bene…
Mi è sembrato molto logica la narrazione degli eventi che si sono succeduti intorno alla signora Thomas. Partendo dallo spunto da te seguito, cioè da una mamma di Dean che scopre le rivelazioni su suo figlio, riceve notizie sulle quattro Case di Hogwarts ed infine va a Diagon Alley incontrando i Malfoy, sarebbe stata la trama più consistente, nonostante la mia sorpresa nel trovare racconti di questo genere. Ammetto che non avrei mai pensato di narrare delle Case attraverso una Babbana, seppur la madre di un mago.
Scorre in modo chiaro e netto, nonostante l’ingenuità di Libby mi abbia stupito.
Libby mi è sembrata, come ho già detto prima, piuttosto ingenua. Perché, nonostante le ovvie derisioni dei Malfoy (che mi sarebbero sembrate più fredde e distaccate che alla “presa in giro”), non capisce quello che succede; inoltre, non riesco a comprendere come sia riuscita a metabolizzare le nuove scoperte in così poco tempo. Il personaggio di Dean, che fin dall’inizio vorrebbe andare a Grifondoro, mi sembra azzardato. Ma comunque verosimile, lo concedo.
Lo stile da te usato, senza particolari irrilevanti e senza introspezioni vive, mi sembra piuttosto in linea con la storia che hai voluto raccontare. È facile da leggere, non intrattiene il lettore con ragionamenti complicati ed è chiaro e cristallino. Buono.
Sull’aderenza al tema ho qualche dubbio; certo, è stato molto carino pensare di parlare della Casa dei Serpeverde dal punto di vista della madre di Dean, ma sento che manca qualcosa. Certo, è ovvio, l’intera saga di JK Rowling si basa sui Grifondoro buoni e i Serpeverde cattivi, ed è perfino tutto raccontato dal punto di vista di Potter (che non è dei migliori), che distorce la realtà in un modo più o meno plateale. In ogni modo, a fine lettura sentivo la mancanza di qualcosa, nel tuo scritto. Non so dire cosa; forse mi sarebbe piaciuto leggere anche del punto di vista di un Serpeverde nei riguardi della Casa di Grifondoro, per bilanciare. O magari è solo il mio animo che apprezza molto i Serpeverde a parlare…
Accendere una lampada e sparire di Laurie
La prima cosa da sottolineare di questa storia è l’altissima aderenza al tema del contest con la scelta di una trama originale e brillante; originale perchè hai saputo adattare dei temi importanti della nostra quotidianeità ad un contesto di fantasia, rendendoli comunque veritieri anche in quell’ambito. Il lessico è ricercato, preciso e scorrevole, il che contribuisce ad una lettura piacevole e coinvolgente. I personaggi sono tutti molto ben caratterizzati, ti sei concentrata su Luna, la protagonista, ma non hai accantonato gli altri.
L’articolo del giornale è ben scritto, apprezzabile la scelta di porlo a racconto quasi terminato, creando tutta la curiosità attorno alle chiacchiere degli alunni e via dicendo. Il finale è un classico “alla Luna Lovegood”, molto riuscito e azzeccato, riesce a spezzare quel po’ di tensione che avevi creato, strappando un sorriso e il pensiero che, in fondo, Luna non si smentisce mai.
Anzitutto rimango piacevolmente sorpresa dalla prosa, che è lineare, scorrevole, e soprattutto che da sola riesce a dare integrità alla storia. Storia che mi è piaciuta molto, non solo per l’idea delle teorie Babbane sulla divisione in Case, che pure - qui dal mio punto di vista - è azzeccatissima, perché in un modo o nell’altro con “Le Case di Hogwarts” volevo che si parlasse di questo, ma anche - e forse soprattutto - per il personaggio di Luna, coerente con la caratterizzazione che ne fa la Rowling, e portatore di un modo di vedere le cose che va aldilà di quello che vuole dire l’articolo del Cavillo. Rispetto al caos che il suddetto articolo ha creato, tuttavia, mi interrogo sull’abituale indifferenza che il Mondo Magico riserva al giornale del signor Lovegood, e mi chiedo se in questo episodio la sua valenza è stata amplificata più dalla guerra o dalla passata intervista con Harry (per dire: nuova popolarità guadagnata). Un appunto: forse i dialoghi degli studenti ‘anonimi’ sembrano un po’ scontati, e con questo intendo dire che la loro funzione - che pure adempiono bene - rimane troppo chiara, sanno un po’ di scrittura, ma nello stesso tempo non trovo lo stesso problema - per esempio - nel dialogo tra Luna e la Dama Grigia; per questo penso che tu possa fare più attenzione anche alle parti che sembrano più semplici, e magari meno importanti. Non lo so, ho avuto questa impressione, poi dimmi tu.
In generale una storia che ho apprezzato davvero moltissimo.
Innanzitutto: complimenti. Fossero tutte così, le fanfiction…
Il plot è davvero ben pensato, senza incongruenze col Canon. Ho apprezzato soprattutto il fatto che il lettore non scopre subito il motivo dell’agitazione generale, ma i vari “indizi” disseminati nella prima parte della fanfiction evitano eccessivo pathos e colpi di scena inutili: nonostante il lavoro sia davvero ottimo, il non prendersi troppo sul serio è sempre una bella cosa. In questo ti aiuta anche una prosa molto lineare - ma non banale - ed un lessico semplice ma efficace che rende il tutto perfettamente comprensibile. Il tuo lavoro aderisce senza troppi problemi al tema del contest, ed anzi, hai aggiunto degli spunti personali non da poco (perchè le Case sono importanti? Sono un bene o un male per Hogwarts?), per non parlare dei due parallelismi che si possono fare leggendo la tua storia (che però è godibilissima anche “da sola”, eh): il primo, che hai esplicitato tu stessa, Luna/Emily Dickinson e guerra contro Voldemort/guerra di secessione; il secondo, inevitabile per qualunque lettore moderno, con la situazione politica e sociale che in questi ultimi anni è riscontrabile in varie parti del mondo.
Mi piace molto anche la struttura della fic. Hai scelto bene il punto in cui interrompere la prima parte (che ho apprezzato un po’ meno, con tutti quei nomi propri, ghgh) per poi passare a Luna. Che è, inutile dirlo, in-character. E caratterizzata benissimo. Sono sempre stata molto insoddisfatta dalla caratterizzazione rowlinghiana di Luna: nei libri rimane comunque un personaggio con poche sfaccettature rispetto a Harry, Ron ed Hermione, o magari anche rispetto ad altri personaggi secondari come Ginny o Neville. Nelle fanfiction spesso viene messo in evidenza il lato emotivo che manca nel Canon, ed anche questo aspetto è sviscerato molto bene nel tuo lavoro, ad esempio all’inizio della seconda parte, quando Luna si fa strada attraverso gli studenti silenziosi. Sei riuscita molto bene a rendere la solitudine e l’isolamento di Luna (in contrapposizione alla prima parte, rumorosa e piena di gente) anche attraverso le persone con cui interagisce: prima gli studenti silenziosi e distanti, poi il padre, per cui lei nutre molto rispetto, che però non compare nella fic. Infine, paradossalmente, l’unico personaggio con cui realmente interagisce e con cui ha un dialogo (ben costruito, tra l’altro) vero e proprio… è un fantasma.
Poi ci sono altri mille dettagli che rendono la fanfiction piacevolissima: l’articolo del Cavillo che spezza la narrazione, la stanza-rifiugio di Luna, la citazione sui Gorgosprizzo; e dal punto di vista un po’ più formale, niente errori di sintassi o di ortografia.
Il conflitto delle care dal punto di vista di Luna Lovegood è più pazzesco di quanto mi sarei mai potuta immaginare. anche il personaggio è reso con grandissima abilità, buona la caratterizzazione, che ne centra la profondità al di là della stranezza. Ben architettato l’intreccio (adoro le storiie che cominciano “in medias res”), la forma è ottima. I vari riferimenti letterari sono molto appropriati, e i personaggi che parlano all’inizio… sembrano opera della Rowling. Inoltre devo dire che forse ha ragione Luna, che le case di Hogwarts hanno perso la loro base di unitarietà e che ormai sono solo le fazioni opposte di una guerra in atto.
Dunque, anzitutto diciamo che ho apprezzato moltissimo ;).
Mi piace l’idea su cui è incentrata la storia e soprattutto il modo in cui è sostenuta.
Strutturalmente, è molto riuscita la suddivisione della fanfiction in due grandi sequenze, una concitata - che credo si interrompa non tanto nella cesura effettiva, quanto poco più avanti, nel momento in cui si capisce che il problema riguarda Luna -, retta da uno stile nervoso e scattante che impedisce categoricamente di lasciare la lettura a metà; la seconda un po’ più “contemplativa”, dal momento in cui Luna entra nella sua stanza-rifugio fino alla fine.
Adoro Luna, trovo che quando è ben resa sia un personaggio adorabile; in questo caso, la caratterizzazione è davvero eccellente. Ottima anche la Dama Grigia, e degno di nota il modo di rendere le chiacchiere in giro per Hogwarts: il battibecco tra Ron e Hermione all’inizio, per quanto marginale, è praticamente perfetto.
Nient’altro da dire credo. I miei complimenti ;).
Indubbiamente la migliore fanfiction partecipante a questo concorso.
Un ottimo linguaggio, un ottimo ritmo. La scelta della narrazione al presente è, senza dubbio, particolarmente funzionale.
Una trama originale, che porta ben in risalto il tema del Concorso, senza cadere nel banale, e che esplora un aspetto che viene più volte richiamato nel corso dei libri, ma che raramente viene proposto e sviluppato.
I personaggi che via via ci vengono portati davanti agli occhi riescono, seppur nella brevità delle loro apparizioni, a mostrarci i loro pensieri, le loro preoccupazioni (e di riflesso loro stessi) in maniera ben orchestrata e fedele alle loro caratterizzazioni originali. Ho particolarmente apprezzato le parole (e quello sguardo di sfuggita) di Silente echeggianti il Cappello Parlante, che meglio di ogni altra frase racchiudono il senso e il messaggio di questa one-shot. Anche la caratterizzazione di Luna mi è piaciuta molto, con quella sua fastidiosa abitudine di dire cose vere davanti a chi non vuol aprire gli occhi. Il finale è, poi, meravigliosamente adatto al suo personaggio.
L’unico dubbio che ho avuto nel leggere questo lavoro è dato dal pensiero Corvonero sul “quanto sarebbe disonorevole essere insieme con i Serpeverde.”. Se è indubbio che anche alcuni Corvonero si siano uniti all’Esercito di Silente e che, alcuni di loro, non si siano tirati indietro nel restituire pan per focaccia a Draco e Company al termine del quinto libro, non mi pare che la Rowling sottolinei mai un’antipatia particolare per i Serpeverde da parte loro, certamente non ai livelli dei Grifondoro. A parte questo, concludo ribadendo l’assoluto valore di questa one-shot. Complimenti!
La storia è, praticamente, suddivisa in due parti: una iniziale, che è volta a dare un’occhiata in generale alle reazioni causate dall’articolo del padre di Luna, e la seconda è volta, tramite un dialogo con il fantasma di Corvonero, ad addentrarsi più da vicino su quel che ne pensa Luna. La prima parte scorre liscia e senza imperfezioni, seppur io non abbia capito bene quel che accade. Alla prima lettura mi sono irritata, ma anche se non molto, c’è stato quel vago fastidio nel non capire quel che succedeva. Poi ovviamente l’ho riletta più volte e sono entrata in pace con queste quattro Case che, per una volta, sono pienamente d’accordo l’una con l’altra… Non so se qualcuno ha notato questo particolare, ma io ho sorriso e me ne sono compiaciuta!
Dicevo, scorre liscia come il mare piatto, e sembra quasi rilassare l’ignaro lettore e di accompagnarlo con piacevolezza fino alla stangata finale – stangata perché mi ha stretto il cuore, quell’ultima frase di Luna.
Sì, perché per me di stangata s’è trattata: il riferimento a Luna s’era notato già quando Vitious la difende alle parole della McGrannitt, ma naturalmente è diventato sicuro quando hai iniziato a parlare direttamente di Luna. (questo per chiarirti: non ho letto il sommario, avvertimenti, generi o personaggi. Sono subito saltata al racconto stesso. Chiamami stupida.)
Secondo me la trama è ottima, si concentra sui personaggi giusti. Mi è piaciuto molto il tuo rendere equa, diciamo, fra le quattro Case, la disapprovazione nei confronti di quell’articolo del Cavillo. Non sono solo i Serpeverde ad essere contrari ad ogni cambiamento, ma anche tutte le altre.
Giudizio sui personaggi a caldo (tiepido, direi…): Hai usato un personaggio che viene delineato talmente bene da JK Rowling (da leggere con una valanga di sarcasmo, ovviamente) che, ovviamente, essendomene fatta un’impressione tutta mia, mi ha stupito non poco. Mi sembra quasi fragile e tentenna, incerta, di fronte alle ragazze. Mi sarei aspettata di vederla, con l’aria trasognata, fermarsi e chieder loro notizie dei Gorgosprizzi, salutarle e senza degnar di far capire se avesse intuito i loro pensieri malevoli oppure no. E invece no, questa Luna tira dritto e le ignora, tralasciando di mostrare la sua natura un po’ fuori dal mondo. Questo di per sé non sarebbe un OOC, visto che mamma Rowling non ha mai descritto al meglio nessuno dei suoi personaggi (su questo ci lavoriamo molto noi fans), ma mi ha lasciato un pochino perplessa. E un pelo delusa, forse.
La Dama Grigia, invece, penso che inizi e finisca il suo ruolo all’interno della storia nel modo migliore possibile. Non mi è sembrato che mostrasse chissà quale atteggiamento – qualunque – e resta quasi neutrale, rispetto agli studenti di Hogwarts e agli stessi professori. È quello che dovrebbe in effetti essere; un fantasma.
Giudizio su Luna in particolare a freddo (gelido, più che altro): In ogni caso, però, vorrei (chiedo scusa a chi si sta annoiando da morire!) lanciarmi in una nota a margine: vorrei dire, con più chiarezza che altro, “Forse sono io che rendo Luna troppo salda”. Ripensandoci in un terzo o quarto momento, perché settecento parole di commento sono poche (ridete), ho creduto bene di rendere cristallino il perché del mio giudizio sulla tua Luna.
Magari sono io a vedere puramente un lato superficiale di questa ragazza. Ripensandoci per la tremillesima volta, sono riuscita a venire a capo di ciò. Sono arrivata alla conclusione che, in bene o in male, tutti noi siamo anime – anche una Corvonero stramba e persa in chissà cosa. A maggior ragione, quindi, lei è un’anima persa. A maggior ragione, quindi, il suo comportamento da “anima persa”, e quindi indecifrabile, è più che corretto.
Non ho nulla da eccepire nella forma da te usata per redigere questa storia. Non conta di particolari arcaismi o di espressioni altisonanti che spesso rovinano un racconto. Spesso mi capita di leggere un testo e pensare, mentalmente: “No, non ci siamo. Questa frase potrebbe essere più fluida, quest’altra meno arzigogolata, questo periodo potrebbe essere meglio suddiviso…”, e invece con questo brano no, non mi sono soffermata su niente. Forse sono io che mi sto rammollendo, ma mi piace davvero tanto lo stile da te usato. È semplice ed efficace.
Direi che sì, hai centrato il tema. Forse non in pieno (questo sarebbe difficilissimo), ma non l’hai mancato di molto. La storia gira completamente intorno alla divisione delle Case: non s’incentra su una sola Casa, come sembrerebbe più facile, ma ne presenta le particolarità e le rivalità che, ricordo, si sono messe in moto non solo dal momento dello Smistamento, ma anche per gli odii fra le famiglie (Malfoy e Weasley, che si odiano a prescindere) che, purtroppo, si riversano nei figli. Che partono subito prevenuti: ricordo i momenti prima dell’arrivo ad Hogwarts, in cui Draco prende in giro Ron solo per il suo essere Weasley, e Ron che, of course, fa lo stesso con l’altro. Mi sento di dire, molto poco formalmente, BAH. Ma questo può diventare un circolo chiuso: le rivalità fra le famiglie sono nate in seguito al fatto che i Weasley sono da generazioni Grifondoro e i Malfoy da secoli Serpeverde… Mumble mumble…